Somministrazione, i tanti vantaggi della riforma e la necessità di affrontare diversamente il tema dei 36 mesi

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Il settore delle Agenzie per il lavoro deve fare i conti con le tante novità positive introdotte dal Jobs Act, che – in maniera per certi versi estemporanea e imprevista- sono destinate a rilanciare in maniera importante la somministrazione di lavoro.

Dal combinato disposto del decreto Poletti e della legge di conversione, infatti, è venuto fuori un sistema nel quale il contratto a termine è sicuramente più agevole da utilizzare, rispetto al passato, ma risulta ancora molto meno vantaggioso e flessibile del lavoro somministrato.

Basta qualche esempio per dimostrare questo assunto.

Il lavoro a termine è soggetto al tetto quantitativo del 20%, la somministrazione invece no; le aziende, quindi, una volta saturata la soglia massima, non avranno alternativa, dovranno usare la somministrazione, se hanno ancora bisogno di flessibilità regolare.

Inoltre, il lavoro a termine ha 5 proroghe totali, mentre la somministrazione ne ha 6 per singolo contratto: la differenza è notevole.

E ancora, il lavoro ha termine ha il diritto di precedenza, la somministrazione ne è immune; la differenza, dopo le modifiche del decreto Poletti, è rilevante.

Anche il regime sanzionatorio è diverso, per il contratto a tempo determinato si applica la nuova sanzione amministrativa (che si aggiunge al regime tradizionale) mentre per la somministrazione non c’è questo onere economico molto rilevante.

Una differenza c’è anche per il c.d. stop and go, applicabile al lavoro a termine ma non alla somministrazione.

Questa lunga lista di vantaggi (che potrebbe continuare ancora) consente di dire, senza timore di essere smentiti, che la somministrazione potrà assorbire tutta quella quota di lavoro flessibile che non sarà collocabile nelle nuove soglie del lavoro a tempo.

Questo risultato sarebbe del tutto coerente con la Direttiva 104/2008, che riconosce il grande valore del lavoro tramite Agenzia e chiede agli Stati Membri di rimuove gli ostacoli all’utilizzo di tale contratto.

Invece che concentrarsi su queste novitá, alcuni operatori sembrano intenzionati ad ingaggiare una battaglia inutile e dannosa sul tema della durata massima di 36 mesi.

Proviamo a sintetizzare i termini della questione.

Fino alla firma del nuovo contratto di settore (siglato il 27 febbraio 2014), le Agenzie per il lavoro potevano assumere a termine lo stesso lavoratore per un periodo massimo di 36 o 42 mesi, secondo quanto prevedeva il loro CCNL.

Venuto meno questo limite di matrice collettiva, c’è stato un periodo di vuoto normativo, durante il quale il contratto a termine del somministrato non era soggetto ad alcun tetto massimo.

Il decreto Poletti ha colmato questo vuoto, stabilendo che un contratto a termine, comprese proroghe, e quale che sia la mansione, non può durare più di 36 mesi con lo stesso datore di lavoro, anche nell’ambito della somministrazione.

La norma pare chiara, ma qualcuno obietta che non esiste un divieto espresso di rinnovo del contratto, e quindi alla fine dei 36 mesi l’Agenzia potrebbe ripartire con un nuovo contratto a termine con lo stesso lavoratore.

Questa lettura porterebbe al sostanziale svilimento della norma (che senso ha fissare un tetto di 36 mesi se questo è superabile senza vincoli?) e andrebbe chiaramente contro lo spirito della Direttiva 104/2008.

La Direttiva, come già detto, riconosce il valore del lavoro tramite Agenzia, ma dice in maniera chiara che i rinnovi non possono essere usati per celare abusi.

Invece che scommettere su interpretazioni normative forzate, il settore dovrebbe prendere atto che esiste il problema e andare a cercare la soluzione usando lo strumento che la stessa legge individua per gestire questi problemi: la contrattazione collettiva.

Un accordo collettivo potrebbe rimodulare la soglia, allungandola oppure creando regole e condizioni per adeguarla alle specificità del settore.

Non sarebbe un ritorno alla vecchia stabilizzazione, che non ha funzionato e nessuno rimpiange: sarebbe soltanto una soluzione pragmatica a un problema che oggi non si vuole vedere ma che molto presto potrebbe presentarsi in sede giudiziaria, con il rischio di cancellare tutto quello di buono (molto, come abbiamo visto) che c’è nelle riforme recenti.

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One comment

  1. Quello che dovrebbe fare davvero questo “governo”, che ricordo è il terzo “governo” che nessun Italiano ha votato, sarebbe smettere di derubare le imprese, i lavoratori e i cittadini tutti per mantenere i loro alti e non meritati tenori di vita, smettere di fare una propaganda europeista di stampo totalitarista sulle reti pubbliche perchè anche qui, ricordo nessun Italiano ha mai votato o espresso il proprio consenso per entrare a far parte dell’unione europea, un’unione prettamente economica che col passare degli anni ha manifestato tutti i suoi effetti nocivi.
    Basta osservare quello che è successo da quando l’euro è entrato in vigore, prezzi triplicati (tanti “furbi”… certo proponiamo il solito luogo comune che molte imprese hanno alzato il tiro, che è anche vero, parallelamente ai vari governi che si sono succeduti in parlamento con le tasse però, anzi loro hanno fatto anche di peggio, per non parlare dei loro stipendi) piccole e medie imprese decimate, grosse catene e multinazionali che navigano a gonfie vele.
    Così la gente è sempre più sfiduciata e frustrata, perchè non è facile se hai un’attività e ti trovi a competere con orde di catene di grossi ipermercati di settore che possono permettersi campagne pubblicitarie in tv, per radio, attraverso flyers, giornali, internet ecc…quando tu hai una piccola attività in un piccolo paese di provincia che se va bene può permettersi la pubblicità sul libretto della fiera della salsiccia.
    E’ libertà’ di impresa questa? E’ il libero mercato? Concorrenza leale?? Penso che il mercato abbia bisogno di regole rigide e che qualcuno le faccia rispettare e così per le grandi banche private.
    Di conseguenza la sfiducia di tanti giovani ad avviare un’impresa che abbia davvero una propria personalità, un proprio stile, una propria politica, tante piccole realtà che hanno sempre contribuito a creare l’identità di un Paese, tante piccole realtà che erano punti di riferimento per il Paese.
    Così, ragionando secondo il parametro dei grandi numeri abbiamo grosse multinazionali che prendono il sopravvento, vengono chissà da dove, quelli che ti allungano la mano dall’olimpo per offrirti un’opportunità di lavoro e di carriera…ora lavori per una grande azienda wow sei un omino rispettabile, sei in una grande squadra…scusate ma rispettavo molto di più i miei nonni che dopo la seconda guerra mondiale e dopo aver combattuto in guerra dal nulla hanno creato la propria azienda e dato lavoro ad altre persone quando ancora non esistevano contratti ridicoli ed offensivi per la dignità umana, contratti diventati indispensabili per tante aziende per poter sopravvivere alla continua eccessiva tassazione dello stato ma anche contratti molto comodi per chi invece cavalca quest’onda di assunzioni easy giocando sulle speranze di tanti ragazzi, speranze tradite troppo spesso e volentieri, basta sentire le storie di tanti ragazzi e non più ragazzi.
    Così per il lavoro, è possibile oggigiorno trovare decine di agenzie di lavoro somministrato e ne nascono sempre di nuove, mi sono chiesto: “come è possibile”?
    La disoccupazione aumenta quotidianamente in modo spaventoso parallelamente all’aumento di queste agenzie, dovrebbe essere il contrario no?
    Tante agenzie multinazionali non camperebbero se tutti prima o poi, avessimo il nostro lavoro a tempo indeterminato, o gli strumenti per creare la nostra impresa, ma si sa “che monotonia il posto fisso”ecc….certo, meglio vivere alla giornata senza pensare troppo a quello che sarà, al futuro, prendere il mondo come viene, beh a me fa schifo come stanno facendo girare il mondo e ci penso al mio futuro che ormai è già qua ma che non corrisponde per niente a quello che erano i miei progetti adolescenziali, per dirla alla Tenco: “La speranza ormai è un’abitudine”.
    Certo che monotonia una famiglia, un futuro, che monotonia poter progettare qualcosa a lungo termine perchè hai la certezza di un’entrata sicura, che monotonia la propria indipendenza e non sentirsi più “sfigati” “bamboccioni” “choosy”.
    Esisteranno i “choosy”, io personalmente fra i miei amici non ne conosco, tutti lavorano, tanti tirano a campare, come me hanno varie esperienze professionali alle spalle in diversi settori pur essendo laureati, nessuno ha paura di sporcarsi le mani e nessuno è di certo raccomandato, figlio di, o imbucato per qualche altra via nascosta.
    Ci voglio parlare io con il responsabile di una determinata azienda non voglio un altro che si intrometta fra me e il datore di lavoro, non voglio un’altra persona che decida per me se questo o quel lavoro potrebbero interessarmi scartando così a priori la mia candidatura senza nemmeno prendere in considerazione tutte le varialbili del caso e lo spirito di adattamento di ogni singola persona.
    Rimpiango i vecchi uffici di collocamento molto più snelli e chiari a mio avviso.
    Per non parlare del fatto che quotidianamente chi cerca lavoro come me spedisce decine di CV tramite internet, fogli che contengono tutti i nostri dati sensibili e non, che puntualmente vengono cestinati, letti o archiviati da perfetti sconosciuti, con una leggerezza preoccupante, perchè io non potrei sapere il nome di chi riceve il mio CV le sue credenziali, conosco il tipo di lavoro per il quale è stato pubblicato l’annuncio ma non posso sapere qual’è la ditta, dove preferirei mille volte presentarmi di persona?
    Non credo affatto in questo sistema, non credo in un governo non eletto dal popolo, credo poco all’altruismo di determinate società, odio i modelli falsi ed irraggiungibili imposti dai media e odio l’industria del calcio pur essendo Italiano, soprattutto quello di serie A., odio chi chiede alle ragazze ai colloqui di lavoro se hanno intenzione di avere dei figli, odio chi pubblica annunci alla ricerca di gente con comprovata esperienza in un determinato settore, pluriennale, brillanti, dinamici….in età di apprendistato, odio chi piscia sul proprio paese.
    Credo nell’Italia e nella sua grande storia (certamente non quella recente), nella sua infinita cultura e nelle sue potenzialità, credo nei sogni e nelle aspirazioni delle persone che hanno voglia di tornare a camminare con le proprie gambe, come hanno sempre fatto quando le cose andavano meglio e senza bisogno del maledetto euro.

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