Gli ammortizzatori sociali nel JobsAct: spunti di riflessione

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Alessandro Rota Porta

 

Parte da lontano la riforma degli ammortizzatori sociali: la delega al Governo contenuta nel Jobs Act è solo l’ultimo rilancio di un restyling annunciato da tempo e ormai indifferibile. Risalendo ai tempi più recenti, infatti, già il protocollo Welfare del 2007 e il Collegato Lavoro nel 2010 avevano tentato il riordino dei sussidi per il sostegno al reddito.

Tra le pieghe della delega pare intravedersi invece un ripensamento della linea tracciata dalla legge 92/2012 con riferimento ai fondi di solidarietà bilaterali che – nel disegno architettato dalla riforma – avrebbero dovuto sostituire la cassa integrazione in deroga.

La gestione di questo ammortizzatore ha creato non pochi problemi di copertura: introdotto nel 2008 come misura anti-crisi ha via via assunto il carattere di “paracadute” universale, sia nei confronti delle diverse categorie di lavoratori sia nei confronti di quei datori di lavoro normalmente esclusi dal perimetro della cassa integrazione ovvero nelle situazioni in cui detti trattamenti siano stati esauriti.

Un ombrello ampio, insomma, che ha richiesto l’impiego di risorse sempre maggiori, perdendo per strada la sua concreta funzione di supportare la perdita di salario.

In attesa del decreto che dovrebbe contingentare l’utilizzo della Cig in deroga fino alla sua definitiva scomparsa a fine 2016, pare che la delega contenuta nel Jobs Act tenda appunto a ridimensionare i fondi contrattuali: peraltro, il termine inizialmente fissato per la loro costituzione è già stato più volte rinviato e, ad oggi, solo pochi comparti si sono mossi.

La finalità dei fondi è quella di intervenire nei settori non coperti dalla normativa in materia di integrazione salariale, per assicurare ai lavoratori una tutela in costanza di rapporto di lavoro nei casi di riduzione o sospensione dell’attività lavorativa per cause previste dalla normativa in materia di integrazione salariale ordinaria o straordinaria.

Il futuro quadro degli ammortizzatori dovrebbe prevedere un maggior coinvolgimento della contrattazione, quale centro regolatore delle situazioni di crisi, così da creare sistemi di filtro nell’accesso alle procedure di cassa integrazione, attraverso i meccanismi di riduzione dell’orario di lavoro.

Accanto alle regole negoziali, continueranno ad esistere la cassa integrazione ordinaria e quella straordinaria: la prima, per fronteggiare situazioni temporanee di mercato e la seconda, per traghettare le aziende attraverso percorsi di ristrutturazione, ad esclusione della causali di cessazione di attività. Quest’ultimo indirizzo era già stato deciso dalla riforma Fornero, che aveva previsto la concessione della Cigs durante le procedure concorsuali solo fino al 2015.

 

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