Si parla di lavoro? Parte la corsa al sensazionalismo

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Le discussioni di questi giorni sui controlli a distanza, sull’articolo 4 dello Statuto e sulle modifiche apportate dal Jobs Act ha avuto in grande vizio di fondo: hanno prevalso le immagini forti e le emozioni, mentre pochi sono riusciti a mettere a fuoco bene la vicenda dal punto di vista normativo, spiegando cosa si può fare e cosa no.

Non è un fenomeno imprevisto ma, anzi, è quello che accade sempre quando il dibattito pubblico di occupa dei temi del lavoro.

La materia è naturalmente destinata a suscitare emozioni forti, considerato che coinvolge la vita delle persone; questa spiegazione non può bastare, tuttavia, a giustificare il crescente massimalismo che investe la discussione pubblica sulle politiche dell’occupazione.

Le statistiche dell’Istat scatenano, ogni volta, tweet che commentano lo stesso numero in maniera opposta; un semplice fatto di cronica può diventare il pretesto per la richiesta di modifiche normative urgenti senza alcuna reale valutazione della portata effettiva del fenomeno. E’ quanto accaduto, ad esempio,  con i vocuher, semplici strumenti di gestione dei piccoli lavori che sono stati schiacciati da una campagna mediatica contro presunti abusi che, in realtà, non esistevano (o erano limitati a casi sporadici).

Insomma, se c’è un terreno dove le fake news giocano un ruolo importante è proprio quello delle politiche del lavoro. Si tratta di falsi molto più difficili da smascherare rispetto a quelli costruiti intorno a fatti di cronaca o alle vicende politiche, perché possono essere confutati solo facendo ricorso a conoscenze tecniche e specialistiche; conoscenze che spesso sono gestite dagli stessi soggetti che alimentano i falsi.

Ma questa difficoltà non deve far abbassare la guarda contro l’importanza di una battaglia che va condotta quotidianamente, perché la fake news sul lavoro produce danni enormi: viene sollevato un allarme (che nei fatti non esiste), si genera la paura delle conseguenze e arriva qualcuno che propone soluzioni facili e demagogiche (come accaduto nel caso prima ricordato dei voucher).

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