Tirocini, norme regionali in ordine sparso

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L’accordo Stato Regioni del 2017 sui tirocini non ha ancora trovato attuazione in molte regioni.

Di seguito riassumiamo i concetti essenziali della fattispecie (da Il Sole 24 Ore del 15.12.18)

Nozione di tirocinio

Il “tirocinio” (fattispecie nota anche come “stage”) non è un contratto di lavoro autonomo, subordinato o parasubordinato. Si tratta di un percorso di apprendimento di tipo pratico il cui scopo principale è quello di agevolare la crescita personale e professionale del tirocinante; tale apprendimento si svolge essenzialmente mediante la conoscenza diretta del mondo del lavoro.  Lo stagista, quindi, al contrario del lavoratore non svolge un’attività in cambio di una retribuzione; l’indennità che riceve non è un corrispettivo del lavoro svolto ma un semplice rimborso spese. Il tirocinio si differenzia anche dall’alternanza scuola-lavoro, in quanto questa si caratterizza come forma pedagogica alternativa al metodo di aula, finalizzata ad offrire una conoscenza teorica e pratica di alcune competenze.

Differenze tra le varie forme di tirocinio

I tirocini possono essere suddivisi in due grandi categorie: curriculari ed extra-curriculari.

Nella categoria prima rientrano i tirocini promossi da un’istituzione scolastica, che si svolgono all’interno di uno specifico corso di studi o, comunque, come parte integrante di un percorso formale di istruzione o di formazione.

Rientrano invece nella seconda categoria (extra-curriculari) i tirocini che si svolgono al di fuori di specifici percorsi formali di formazione e istruzione. Questi tirocini sono finalizzati  ad agevolare l’inserimento o il reinserimento lavorativo, ma mantengono comunque una connotazione formativa. La categoria dei tirocini extra-curriculari racchiude, a sua volta, forme diverse, che si differenziano essenzialmente in ragione delle caratteristiche dei soggetti tirocinanti (soggetti in stato di disoccupazione, beneficiari di ammortizzatori sociali in costanza di rapporto, lavoratori a rischio di disoccupazione, disabili e svantaggiati).

Fonti normative

La disciplina sui tirocini è frutto di una stratificazione di norme provenienti da fonti diverse.

A livello nazionale la materia è regolata dall’art. 18 della l. n. 196/1997 (c.d. pacchetto Treu) e dall’art. 1, commi da 34 a 36 della l. n. 92/2012 (c.d. legge Fornero).

Quest’ultima legge ha imposto al Governo e alle Regioni di concordare, in sede di Conferenza permanente, delle “linee guida” volte a revisionare e armonizzare la disciplina sino ad allora vigente.

Questo impegno è stato attuato il 24 gennaio 2013, quando è stato siglato un primo accordo con cui sono state approvate “linee guida” in materia di tirocini extracurricolari, sulla base delle quali si è successivamente sviluppata la legislazione regionale.

Il 25 maggio 2017 è stato raggiunto presso la Conferenza permanente Stato Regioni un nuovo accordo, di natura prettamente politico programmatica (nel senso che dovrà trovare attuazione concreta in specifiche norme regionali) che ha definito nuove “linee guida”.

Tali linee guida sono state tradotte in apposite norme regionali solo da alcuni enti territoriali (Lazio, Calabria, Sicilia, Basilicata, Veneto, Lombardia, Molise, Provincia autonoma di Trento, Marche, Piemonte, Liguria.
Presso le Regioni che non hanno attuato le nuove linee guida continuano a valere le regole antecedenti all’intesa del 2017.

Quali norme si applicano per le imprese con sedi in più Regini

Secondo le norme vigenti, i datori di lavoro pubblici e privati con sedi in più Regioni possono fare riferimento e applicare la sola disciplina normativa della Regione dove è ubicata la sede legale. Inoltre, è riconosciuta la possibilità di accentrare le comunicazioni obbligatorie presso il Servizio informatico nel cui ambito territoriale è ubicata la sede legale.

Durata minima e massima

Secondo le linee guida del 25 maggio 2017, le Regioni possono fissare la durata massima dei tirocini   extracurriculari entro la soglia di 12 mesi (24 per i disabili); la durata minima non può essere inferiore a 2 mesi (per le attività stagionali, un solo mese; per gli studenti durante il periodo estivo 14 giorni).

La maggioranza delle Regioni sinora intervenute ha fissato la soglia massima a 6 mesi; altre (es. Lombardia) hanno previsto per casi particolari una durata massima di 12 mesi.

Indennità per i tirocinanti

Secondo le linee guida del 25 maggio 2017, le Regioni fissano il valore minimo dell’indennità che i datori ospitanti devono pagare ai tirocinanti; tale indennità non può avere un importo inferiore a 300 euro lordi mensili, a fronte di una partecipazione minima ai tirocini del 70% su base mensile. Le Regioni hanno attuato in maniera differenziata questa impegno: la maggioranza delle norme regionali prevede comunque un incremento, che varia da 350 sino ad 800 euro (Lazio).

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