CGE: le ferie retribuite non possono essere “cancellate”

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Il diritto al pagamento delle ferie – sia quelle godute sia quelle accumulate ma non fruite – non può in alcun modo essere compresso dal datore di lavoro; pertanto, la legislazione interna di ciascuno Stato membro deve impedire il mancato pagamento dei periodi di riposo o l’estinzione dei periodi accumulati e non goduti per motivi indipendenti dal lavoratore.

Questi i principi affermati ieri dalla Corte di Giustizia Europea (causa C-214/16) come risposta ad alcune questioni sollevate dalla Corte d’Appello britannica, presso la quale pendeva il contenzioso promossa da un lavoratore autonomo britannico che per tutta la sua vita lavorativa aveva usufruito di ferie annuali non retribuite, e non aveva ricevuto alcun corrispettivo per quelle accumulate ma non fruite.

La Corte d’appello britannica ha chiesto al giudice comunitario di chiarire se, in caso di controversia sul diritto alle ferie annuali, il fatto che il lavoratore debba anzitutto godere delle ferie prima di poter stabilire se abbia diritto a essere retribuito per tali ferie sia compatibile con il diritto dell’Unione.

La Corte ha risposto al quesito chiarendo, innanzitutto, che il diritto alle ferie annuali retribuite è un principio particolarmente importante del diritto sociale dell’Unione, sancito dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, che serve a garantire a ciascun dipendente un periodo adeguato di riposo.

Se al lavoratore non viene data certezza in merito all’effettivo pagamento del periodo di ferie, il diritto al riposo annuale viene compromesso, sia per l’incertezza che ne deriva, sia perché il mancato pagamento del periodo di riposo disincentiva le persone ad assentarsi.

Pertanto, è incompatibile con questi principi una legislazione nazionale che consente di non pagare le ferie del lavoratore oppure – come nel caso inglese – impedisce di far valere davanti al giudice il diritto di usufruire delle ferie retribuite in quanto tali, ma obbliga a usufruirne senza retribuzione e, solo in seguito, a introdurre un ricorso diretto a ottenerne il pagamento.

E’ altrettanto incompatibile con il diritto dell’Unione qualsiasi norma o pressi che impedisca al lavoratore di cumulare, fino al momento in cui il suo rapporto di lavoro termina, i diritti alle ferie annuali retribuite non godute nell’arco di più periodi di riferimento consecutivi, a causa del rifiuto del datore di lavoro di retribuire tali ferie.

Ciò in quanto, secondo l’orientamento consolidato della giurisprudenza comunitaria,  un lavoratore che non ha potuto esercitare il suo diritto alle ferie annuali retribuite prima della cessazione del rapporto di lavoro, per ragioni indipendenti dalla sua volontà, ha diritto a un’indennità finanziaria.

E’ vero che quando il lavoratore si assenti per malattia, la Corte  in passato ha statuito che le leggi nazionali possono limitare il cumulo entro un periodo di quindici mesi, allo scadere del quale il diritto si estingue.

Tale eccezione, tuttavia, non può valere per i casi – come quello in questione – nei quali l’eventuale accumulo di ferie, è dovuta a un diniego del datore.

Questi principi non avranno un impatto diretto sulla legislazione italiana, ma comunque vanno sempre tenuti in considerazione ai fini dell’interpretazione complessiva delle norme interne in materia.

 

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