Whistleblowing: il Senato approva il disegno di legge

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Ornella Belfiori – Antonio Carino

L’Aula di Palazzo Madama ha approvato con modificazioni, nella seduta del 18 ottobre 2017, il disegno di legge (“Ddl”) relativo al whistleblowing, vale a dire lo strumento di origine anglosassone attraverso cui i dipendenti di una organizzazione segnalano la commissione di un reato, di un illecito o di qualsiasi altra condotta irregolare, da parte di altri soggetti appartenenti all’organizzazione. Il Ddl dovrà ora essere nuovamente esaminato dalla Camera dei Deputati.

Il Ddl disciplina le forme di tutela previste per gli autori di segnalazioni di reati o altre irregolarità, sia nel settore privato, sia nel settore pubblico.

Per quanto riguarda il settore privato, l’art. 2 del Ddl introduce tre nuovi commi all’art. 6 del D. Lgs. 231/2001 ed impone agli enti un aggiornamento del Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo (“Modello 231“) da essi eventualmente adottato. In particolare, i Modelli 231 dovranno includere:

– uno o più canali che consentano ad apicali e subordinati di presentare, a tutela dell’integrità dell’ente, segnalazioni circostanziate di condotte illecite o di violazioni del Modello 231;

– almeno un canale alternativo di segnalazione;

– il divieto di atti di ritorsione o discriminatori nei confronti del segnalante;

– sanzioni, nel Sistema Disciplinare, per chi violi le misure di tutela o per chi effettui segnalazioni infondate con dolo o colpa grave;

nullità delle misure ritorsive o discriminatorie (es. licenziamento, mutamento di mansioni) eventualmente adottate nei confronti del segnalante;

l’onere della prova a carico del datore di lavoro, che è chiamato a dimostrare che gli eventuali atti discriminatori o ritorsivi sono stati adottati nei confronti del segnalante per ragioni estranee alla segnalazione stessa.

Per quanto attiene al settore pubblico, l’art. 1 del Ddl, che modifica l’art. 54 bis del Testo Unico sul Pubblico Impiego, stabilisce che il dipendente pubblico possa, nell’interesse dell’integrità della PA, segnalare condotte illecite scoperte in ragione del proprio rapporto di lavoro al responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza, ovvero all’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC), o all’autorità giudiziaria ordinaria o contabile.

L’art. 1 prevede a garanzia del segnalante:

– il divieto per l’amministrazione pubblica di irrogare sanzioni, demansionare, licenziare o trasferire il dipendente pubblico in ragione della segnalazione;

– la nullità degli eventuali atti discriminatori o ritorsivi adottati dall’amministrazione;

– l’onere della prova a carico del datore di lavoro;

– la reintegrazione nel posto di lavoro del dipendente in caso di licenziamento;

– la tutela dell’identità del segnalante nell’ambito del procedimento disciplinare e anche nel procedimento penale.

Le suddette forme di tutela, in ogni caso, non sono garantite qualora sia accertata con sentenza di primo grado la responsabilità penale del segnalante per diffamazione, calunnia o altri reati commessi attraverso la segnalazione, ovvero la sua responsabilità civile per lo stesso titolo, nei casi di dolo o colpa grave.

A carico delle amministrazioni sono state introdotte sanzioni amministrative pecuniarie, fino a un massimo di 50.000 Euro, in caso di violazioni relative alla gestione delle segnalazioni o di adozione di misure discriminatorie nei confronti del segnalante.

Infine, l’art. 3 del Ddl prevede che, nelle ipotesi di segnalazione o denuncia, l’interesse all’integrità delle amministrazioni pubbliche e delle organizzazioni private, nonché alla prevenzione e repressione delle malversazioni, costituisca giusta causa di rivelazione di notizie coperte dal segreto, salve limitate eccezioni (es. qualora l’obbligo di segreto professionale gravi su chi sia venuto a conoscenza della notizia in ragione di un rapporto di consulenza professionale o di assistenza con l’ente, l’impresa o la persona fisica interessata).

 

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