Lavoro, la Newsletter settimanale di DLA Piper – 22.09.17

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Le novità della settimana 

Giurisprudenza
Corte di Cassazione, 18 settembre 2017 n. 21565 – Direttore dei lavori e responsabile del procedimento: esclusa l’automatica subordinazione
Il mero controllo tecnico e amministrativo che il direttore dei lavori è chiamato ad eseguire al momento della consegna dell’appalto non è motivo sufficiente a dimostrare la natura subordinata del rapporto rispetto al responsabile del procedimento (che rappresenta il committente), posto che è necessaria una verifica caso per caso delle condizioni che regolano il rapporto stesso.

 

È quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, chiamata a pronunciarsi sulla sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato tra il responsabile del procedimento (che rappresenta il committente) e il direttore dei lavori. La Suprema Corte ha chiarito, in particolare, che “la figura del Direttore dei lavori, sia che operi come organo tecnico a sé stante sia che agisca come strumento operativo dell’ufficio tecnico direzionale o dello stesso committente, pur rappresentando l’amministrazione committente è sempre un organo tecnico che può e deve esplicare tutti gli interventi attivi e dispositivi che realizzino l’interesse dell’amministrazione al che i lavori siano eseguiti a regola d’arte e in conformità al progetto e al contratto”. Pertanto, secondo la Corte, “non è automatico il rapporto di subordinazione tra direttore dei lavori e responsabile del procedimento ma deve essere sempre verificato in concreto con riguardo all’esercizio autonomo dei poteri autoritativi e all’inserimento funzionale nell’apparato della stazione appaltante”.
Corte di Cassazione, 14 settembre 2017 n. 21328 – Mobbing: risarcimento del danno psico-fisico se il dipendente prova l’intento persecutorio
La Corte di Cassazione, con la sentenza in esame, si è nuovamente pronunciata sul fenomeno del mobbing: in particolare, un medico (dipendente di una ASL) era stato vittima di una condotta vessatoria (disattivazione del reparto di cardiologia presso una struttura ospedaliera e mancata assegnazione dell’incarico equivalente presso un ulteriore ospedale) con conseguenti danni a suo carico. Il ricorso del dipendente veniva rigettato per l’assenza di allegazioni in merito all’intento persecutorio in quanto le circostanze rappresentate dal medico non erano sufficienti ad integrare la fattispecie del mobbing.
Al fine del risarcimento del danno è, infatti, necessario che il dipendente provi il danno psico-fisico derivante dalle vessazioni dei colleghi nonché l’intento persecutorio degli stessi.
La Corte di Cassazione – confermando la decisione della Corte Territoriale – ha precisato nuovamente i parametri per la configurazione del mobbing, ovvero:
a) una serie di comportamenti di carattere persecutorio – illeciti o anche leciti se considerati singolarmente – che, con intento vessatorio, siano posti in essere contro la vittima in modo miratamente sistematico e prolungato nel tempo, direttamente da parte del datore di lavoro o di un suo preposto o anche da parte di altri dipendenti, sottoposti al potere direttivo dei primi;
b) l’evento lesivo della salute, della personalità o della dignità del dipendente;
c) il nesso eziologico tra le descritte condotte e il pregiudizio subito dalla vittima nella propria integrità psico-fisica e/o nella propria dignità; d) l’elemento soggettivo, cioè l’intento persecutorio unificante di tutti i comportamenti lesivi. Nel caso sottoposto all’esame della Corte il medico non ha infatti incassato il risarcimento perché non ha prodotto nulla in giudizio al di là dello svuotamento delle mansioni”.

 

Corte di Cassazione, 11 settembre 2017 n. 21667 – Il dipendente svolge attività nell’azienda di famiglia durante la malattia: licenziamento illegittimo 

 

E’ illegittimo il licenziamento di un lavoratore che durante la malattia compie attività che non evidenziano una simulazione della patologia riscontrata né ne ritardano la guarigione.
Nel caso di specie, un dipendente (conduttore di autotreni) veniva sorpreso a svolgere attività lavorativa presso l’esercizio commerciale del figlio durante il periodo di assenza dal lavoro per malattia (infortunio con contusione a spalla e polso). In particolare, dalle indagini svolte dalla società di investigazione privata incaricata dal datore di lavoro, risultava che il dipendente avesse compiuto le seguenti attività: guidato l’auto; tenuto in mano sacchetti; spostato qualche piccola piantina, o abbassato la saracinesca dell’esercizio commerciale funzionante con dispositivo elettronico. Il datore di lavoro, venuto a conoscenza di tali circostanze, procedeva disciplinarmente nei confronti del dipendente, il quale veniva poi licenziato.
La corte territoriale accoglieva l’impugnazione del licenziamento da parte del lavoratore sul presupposto che dalla documentazione in atti e dalle prove testimoniali assunte in primo grado, non potesse pervenirsi alla conclusione che l’attività svolta dal lavoratore in malattia fosse indicativa di simulazione della malattia stessa (diagnosticata dall’INAIL). Più precisamente, secondo la corte territoriale, le condotte del dipendente non potevano ritenersi espressione di simulazione di malattia, mentre lo svolgimento dell’attività lavorativa del dipendente consistente nel guidare camion con l’obbligo di scarico delle merci da questo trasportate, era incompatibile con lo stato di malattia diagnosticato.
La Corte di Cassazione, chiamata a pronunciarsi sulla legittimità del licenziamento, ha richiamato il consolidato principio giurisprudenziale secondo cui “lo svolgimento di altra attività lavorativa da parte del dipendente assente per malattia è idoneo a giustificare il recesso del datore di lavoro per violazione dei doveri generali di correttezza e buona fede e degli specifici obblighi contrattuali di diligenza e fedeltà ove tale attività esterna, prestata o meno a titolo oneroso, sia per sé sufficiente a far presumere l’inesistenza della malattia, dimostrando, quindi, una sua fraudolente simulazione, ovvero quando, valutata in relazione alla natura della patologia e delle mansioni svolte, l’attività stessa possa pregiudicare o ritardare la guarigione e il rientro in servizio del lavoratore”.

La Suprema Corte ha, dunque, dichiarato illegittimo il licenziamento intimato al lavoratore.
Prassi
INPS – messaggio del 20 settembre 2017 n. 3617 – Fondi di solidarietà bilaterali: determinazione del “tetto aziendale” ai fini dell’erogazione delle prestazioni

 

L’INPS ha fornito alcune informazioni in merito alla determinazione del c.d. tetto aziendale ai fini dell’erogazione delle prestazioni da parte dei Fondi di solidarietà bilaterali ex artt. 26 e ss. del D.Lgs. n. 148/2015.
I Fondi di solidarietà bilaterali hanno, in particolare, la finalità di assicurare una tutela in costanza di rapporto di lavoro in favore dei lavoratori dipendenti di datori di lavoro che non rientrano nell’ambito di applicazione della disciplina della cassa integrazione guadagni sia ordinaria che straordinaria. Inoltre, tali Fondi possono erogare ulteriori prestazioni integrative delle tutele pubbliche assicurate in caso di cessazione del rapporto di lavoro o in caso di sospensione dell’attività lavorativa o, ancora, contribuire al finanziamento di programmi formativi di riconversione o riqualificazione personale.
Ministero del Lavoro – Decreto Interdirettoriale del 20 settembre 2017 n. 78 – Verifiche periodiche delle attrezzature di lavoro: elenco dei soggetti abilitati

Il Ministero del Lavoro ha emanato un decreto con il quale ha adottato l’elenco dei soggetti abilitati per l’effettuazione delle verifiche periodiche delle attrezzature di lavoro, ai sensi dell’art. 71, comma 11, del D.Lgs. n. 81/2008.

INPS – messaggio del 15 settembre 2017 n. 3560 – Fondo Trasporto Aereo: pagamento delle prestazioni integrative di CIGS
L’INPS fornisce le istruzioni operative e amministrative relative ai pagamenti delle prestazioni integrative del trattamento di Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS), anche a seguito della stipula di un contratto di solidarietà, di cui all’articolo 5, comma 1, lettera a), decreto interministeriale 7 aprile 2016, n. 95269.
Garante privacy – Newsletter del 15 settembre 2017 n. 432 – Regolamento privacy – come scegliere il responsabile della protezione dei dati

Il Garante per la protezione dei dati personali ha fornito le indicazioni per una corretta scelta del Responsabile della protezione dei dati personali (“RPD”).

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Per informazioni sulla presente newsletter si possono contattare i coordinatori Avv. Francesca Anna Maria De Novellis, Dott.ssa Maria Chiara Lamera, Dott.ssa Chiara Monaco e Dott.ssa Rossana Pennetta.

Per visionare i numeri precedenti della newsletter, si prega di cliccare qui (con link alla relativa sezione sul sito: https://www.dlapiper.com/it/italy/insights/publicationseries/employment-series-italy/).
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Vi ricordiamo che potete trovare ulteriori approfondimenti su http://www.lavoroeimpres

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