Filippo Chiappi
L’art. 4, comma 24, lett. a), della L. n. 92/2012 di Riforma del mercato del lavoro, al fine di sostenere la genitorialità, in via sperimentale per gli anni 2013-2015, prorogato per tutto il 2016 dall’art. 1, comma 205, L. n. 208/2015 (legge di stabilità 2016), prevede che il padre lavoratore dipendente, entro i cinque mesi dalla nascita del figlio, ha l’obbligo di astenersi dal lavoro per un periodo di un giorno, aumentato, dal 1° gennaio 2016, a due giorni, da godersi anche in via non continuativa.

Tale congedo obbligatorio sperimentale per il padre lavoratore dipendente, da fruire entro i cinque mesi dalla nascita del figlio è stato prorogato anche per gli anni 2017 e 2018 dalla legge di Bilancio 2017 (legge n. 232/2016): la durata è due giorni per l’anno 2017 e quattro giorni per l’anno 2018, fruibili anche in via non continuativa. Per l’anno 2018 il padre lavoratore dipendente può astenersi per un periodo ulteriore di un giorno previo accordo con la madre e in sua sostituzione in relazione al periodo di astensione obbligatoria spettante a quest’ultima. In sostanza, trattasi di un giorno di congedo facoltativo che va, però, a ridurre per la pari durata il congedo della lavoratrice madre.

Leggendo i dossier di Senato e Camera che analizzano il provvedimento ed analizzando attentamente la norma, si apprende che la disposizione proroga per il 2017 e 2018 il solo congedo obbligatorio per il padre lavoratore dipendente.

Come è noto, a partire dal 1° gennaio 2013, sperimentalmente fino al 2015 (prorogato ora per il 2016-17-18), il padre entro cinque mesi dalla nascita del bambino è obbligato, quindi non è una facoltà, a prendersi 1 giorno di astensione dal lavoro (ora 2 giorni; 4 nel 2018), per occuparsi del bambino. La norma dice che questa giornata viene pagata al 100% a carico dell’Inps. Il lavoratore è tenuto a comunicare per iscritto al proprio datore di lavoro i giorni ( i giorni sono n. 2) prescelti con un preavviso di almeno 15 giorni, ove possibile in relazione all’evento nascita, sulla base della data presunta del parto.

Significa che se la richiesta è relativa all’evento della nascita già avvenuta, la richiesta si intende che debba avvenire almeno 15 giorni prima rispetto a quando si vuole godere. Mentre se invece non è nato (da qui il termine “in relazione all’evento nascita”) i 15 giorni sono calcolati come “un prima; un preavviso” rispetto alla data presunta del parto. Sono due giorni di congedo che si aggiungono al congedo di maternità obbligatorio della madre. Il congedo obbligatorio non può essere frazionato ad ore e non raddoppia in caso di parto plurimo.

Parrebbe tutto chiaro, ma avendo la tendenza a complicare le cose semplici, o forse solo dovendoci confrontare con le richieste dei lavoratori, sorge spontanea una domanda: che fine ha fatto il congedo facoltativo? Se per il 2018 è specificato che sarà di un giorno, cosa è previsto per il 2017?

L’articolo 4, comma 24, lettera a), L. 92/2012, prevedeva per gli anni 2013-2015 che il padre lavoratore dipendente, entro i 5 mesi dalla nascita del figlio, avesse l’obbligo di astenersi dal lavoro per un periodo di 1 giorno, ma anche che, entro il medesimo periodo, potesse astenersi per un ulteriore periodo di 2 giorni, anche continuativi, previo accordo con la madre e in sua sostituzione rispetto all’astensione obbligatoria. Il comma 205, L. 208/2015, ha previsto la proroga al 2016 del congedo obbligatorio (aumentato a 2 giorni) nonché del congedo facoltativo.

In buona soostanza, entro i cinque mesi dalla nascita del figlio, il padre lavoratore dipendente aveva la facoltà di astenersi per un periodo “ulteriore” (rispetto all’obbligatorio) di due giorni, anche continuativi (o non continuativi), previo accordo con la madre e in sua sostituzione in relazione al periodo di astensione obbligatoria spettante a quest’ultima. In particolare, la fruizione del congedo facoltativo di uno o due giorni, da parte del padre, era condizionata alla scelta della madre lavoratrice di non fruire di altrettanti giorni del proprio congedo di maternità, con conseguente anticipazione del termine finale del congedo post-partum della madre per un numero di giorni pari al numero di giorni fruiti dal padre. Sempre per il congedo facoltativo, il lavoratore papà doveva notificare al proprio datore di lavoro la richiesta del relativo congedo di due giorni, almeno 15 giorni prima del godimento. A tale richiesta, il papà lavoratore, doveva allegare la dichiarazione della madre di non fruizione del congedo di maternità obbligatoria a lei spettante per un numero di giorni equivalente a quello fruito dal padre lavoratore. La stessa comunicazione doveva giungere anche al datore di lavoro della lavoratrice.

Il comma 354, Legge di Bilancio 2017, così come i citati dossier, parla esclusivamente di proroga del congedo obbligatorio ed il dato letterale esclude in modo categorico per il 2017 il congedo facoltativo.

La situazione diviene la seguente: per gli anni 2013-2015 la Legge Fornero prevedeva per i due congedi obbligatorio e facoltativo, rispettivamente, una durata di 1 e 2 giorni, per un totale di 3; la Legge di Stabilità 2016 ha proposto 2 e 2, per un totale di 4; la Legge di Bilancio 2017 2 e 0, per un totale di 2 per il 2017, e 4 e 1, per un totale di 5, per il 2018. La struttura è strana. Certo è che le misure, ancora sperimentali trattandosi di una proroga, devono essere finanziate e, forse, per il 2017 le risorse non erano disponibili. Ma non si trova del tutto coerente la modalità della proroga degli istituti, con riferimento di ritenere opportuna una riduzione nel 2017 (con la scomparsa del congedo facolativo) a fronte dell’aumento (e ripristino della facoltatività) previsto per il 2018.

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