Le misure di riduzione del costo del lavoro in vigore dal 1 gennaio 2017

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Filippo Chiappi 

Dopo la netta riduzione degli incentivi alle assunzioni ed in attesa dei decreti direttoriali, dal 1° gennaio 2017, è presente una circoscritta riduzione del costo del lavoro. Con messaggio n. 99 dell’11 gennaio 2017, l’Inps ricorda che non vanno più versati il contributo ordinario di mobilità pari allo 0,30% per le aziende con più di 15 dipendenti nè quello aggiuntivo di disoccupazione speciale edile pari allo 0,80%, pagato da tutte le aziendi edili. 

Non sarà nemmeno dovuto il contributo di ingresso alla mobilità, per i licenziamenti collettivi a far tempo dal 31 dicembre 2016, stante l’abrogazione di tale disposizione dal 1° gennaio 2017. A riguardo veniva stabilito che per ogni lavoratore collocato in mobilità, in presenza di accordo sindacale, le imprese erano tenute a pagare in 30 rate mensili, una somma pari a 3 volte il trattamento di iniziale di mobilità; in assenza saliva a 6 o 9 a seconda se rispettivamente il licenziamento era avvenuto dopo il periodo di fruizione della Cigs piuttosto che senza aver utilizzato la Cigs. Il contributo di ingresso alla mobilità sarà, ora, sostituito dal ticket di licenziamento. Ma sulla questione torneremo più avanti. I contributi succitati non saranno più versati per effetto dell’abrogazione delle indennità di mobilità e del trattamento speciale di disoccupazione. Infatti, è proprio la Legge n. 92/2012 ad aver previsto che con decorrenza dal 1° gennaio 2017, l’abrogazione del:

– contributo ordinario di mobilità, pari allo 0.30% della retribuzione imponibile (art. 16, c. 2, lett. a), legge n. 223/91);

– contributo d’ingresso alla mobilità (art. 5, c. 4, legge n. 223/91);

– contributo aggiuntivo per il trattamento speciale DS per l’edilizia, pari allo 0.80% della retribuzione imponibile (art. 15 legge n. 427/75).

Tanto premesso, dal 1° gennaio 2017 i datori di lavoro già soggetti agli obblighi contributivi sopra richiamati, non saranno più tenuti al versamento della predetta contribuzione, salvo quanto di seguito indicato.

A partire da gennaio 2017, le procedure di calcolo delle denunce contributive UniEmens saranno implementate al fine di recepire le suddette disposizioni.

Per il contributo d’ingresso alla mobilità è previsto un discorso particolare. L’inps espone il concetto per cui tale contributo non sia dovuto per le aziende che abbiano avviato una procedura di licenziamento collettivo ex artt. 4 e 24 della legge 223/91 ed adottato liceziamenti entro il 30 dicembre 2016. Viceversa, laddove, invece, i licenziamenti dei lavoratori intervengano a far tempo dal 31 dicembre 2016, i datori di lavoro non saranno più tenuti al pagamento del contributo d’ingresso ex art. 5, co. 4, legge n. 223/91, stante l’abrogazione di tale disposizione dal 1° gennaio 2017.

Attenzione che, però, arriva il ticket di licenziamento. In passato, in relazione a detti licenziamenti, il ticket di licenziamento non era dovuto per il licenziamento collettivo nelle procedure di mobilità con accordo sindacale.. A tale riguardo, si ricorda che nei casi in cui la dichiarazione di eccedenza del personale non formava oggetto di accordo sindacale, il contributo in questione era ed è moltiplicato per tre volte.

Ora l’Inps, affema come in relazione a detti licenziamenti collettivi, le aziende saranno tenute al versamento del contributo di cui all’articolo 2, c. 31 della legge 92/12 (ticket licenziamento). A tale riguardo, si ricorda che nei casi in cui la dichiarazione di eccedenza del personale non abbia formato oggetto di accordo sindacale, il contributo in questione è moltiplicato per tre volte. Come dire che sui licenziamenti collettivi per i quali le aziende non versano più il contributo d’ingresso alla mobilità, è dovuto “comunque” il ticket di licenziamento, per ogni anno di lavoro effettivo ed è dovuto per un massimo di tre anni. Il ticket massimo è quindi di € 1469,85 per rapporti pari o superiori a 36 mesi, dato dal 41% del massimale Naspi (2016 € 1195,00), pari ad € . 489,95 annui, che su base mese diviene € 40,829. Come detto, qualora si verifichi la fattispecie del mancato accordo sindacale, il valore si moltiplica per tre volte raggiungendo il valore di € 4409,55 in tre anni. Resta il fatto che è comprensibile, comunque una riduzione del costo del lavoro, in quanto le imprese in caso di licenziamento collettivo si attesteranno con un onere su 36 mesi , massimo di € 1469,85 notevolmente più basso rispetto al contributo d’ingesso. 

L’Inps conclude il messaggio, ricordando che come già indicato nella circolare n. 137/2012, gli incentivi disciplinati dall’articolo 8, commi 2 e 4, e dall’articolo 25, comma 9, della legge 223/1991 (incentivi previsti in caso di assunzione di lavoratori iscritti nelle liste di mobilità) troveranno applicazione fino alla loro naturale scadenza per le assunzioni, trasformazioni o proroghe effettuate entro il 31 dicembre 2016, anche se il termine di fruizione dell’incentivo dovesse scadere successivamente alla suddetta data.

Per le assunzioni, proroghe o trasformazioni effettuate in data successiva al 31 dicembre 2016, il regime agevolato non potrà trovare applicazione, a prescindere dalla data di iscrizione del lavoratore nelle liste di mobilità.

Le procedure di elaborazione dei moduli telematici dell’Istituto sono state aggiornate sulla base delle previsioni normative in modo da inibire l’invio di istanze di riconoscimento del beneficio contributivo di cui agli articoli 8 e 25, comma 9, della legge 223/1991 con riferimento alle assunzioni, proroghe o trasformazioni effettuate a partire dal 1° gennaio 2017

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