Le nuove regole della detassazione introdotte dalla legge di bilancio per il 2017 allargano i confini economici dell’istituto (mediante l’innalzamento delle soglie applicabili ai redditi individuali ammessi al beneficio e all’importo massimo su cui riconoscerlo) ma non cambiano le condizioni e le regole che devono essere rispettate dagli accordi collettivi nelle costruzione dei “premi di risultato” ammessi al benefici.In particolare, restano applicabili – sino a diversa determinazione – i criteri definiti dal dm 25 marzo 2016 e ulteriormente precisati dalla circolare dell’Agenzie delle Entrate n. 28/e del 15 giugno 2016, che hanno specificato le caratteristiche che devono presentare i “premi di risultato” per poter essere assoggettati a tassazione separata.

Sulla base di tali indicazioni, gli accordi collettivi devono costruire dei premi di risultato che abbiano un carattere incrementale, misurabile e variabile; il beneficio fiscale, quindi, spetta solo alle somme effettivamente correlate al raggiungimento di specifici risultati (salvo i casi di partecipazione agli utili e all’organizzazione dell’impresa), il cui raggiungimento sia misurato tramite parametri oggettivi e sia incerto, mentre non beneficiano del trattamento agevolato le voci meramente retributive, quali ad esempio superminimi e straordinari.

Gli accordi collettivi dovranno, in primo luogo, costruire i premi di risultati verificando che questi siano collocabili all’interno di una o più delle aree indicate in maniera puntuale dalla legge (qualità, redditività, produttività, efficienza, innovazione).

Il collegamento del premio con una o più di queste aree non sarà, tuttavia, sufficiente ai fini dell’applicazione del trattamento fiscale agevolato: gli accordi collettivi dovranno anche stabilire precisi indicatori, misurati con numeri (o strumenti equivalenti), che consentano di stabilire se rispetto agli obiettivi assegnati c’è stato un effettivo risultato positivo.

Questi indicatori – che la circolare dell’Agenzia delle Entrate definisce come “criteri di misurazione degli indici incrementali”- sono individuati dal DM 25 marzo del 2016. Secondo il decreto, gli accordi collettivi possono calcolare gli incrementi di redditività e produttività aziendale misurando il rapporto tra volume della produzione, fatturato o margine operativo lordo e numero dei dipendenti, la riduzione dei consumi energetici, la riduzione dei tempi di commessa, o riduzione del numero di infortuni).

La qualità dell’attività aziendale può invece essere misurata mediante indici di soddisfazione del cliente.

Se l’accordo sindacale intende premiare l’incremento dell’efficienza aziendale, si possono utilizzare per il relativo calcolo elementi oggettivi come la diminuzione del numero di lavorazioni e rilavorazioni, la riduzione degli scarti, le percentuali di rispetto dei tempi di consegna, il rispetto delle previsioni di avanzamento dei lavori, il rapporto tra costi effettivi e costi previsti, la riduzione dell’assenteismo, le modifiche dell’orario e dell’organizzazione del lavoro e il ricorso al lavoro agile.

Se invece il premio è collegato ai risultati conseguiti nel campo dell’innovazione, il calcolo può riguardare il numero di brevetti depositati o il tempo di sviluppo dei nuovi prodotti).

Tutti questi parametri devono essere misurati entro un periodo, deciso dall’accordo sindacale, che deve essere “congruo” rispetto agli obiettivi.

Questi indicatori possono essere usati da soli, in combinazione tra loro oppure essere completamente sostituti da altri indici scelti dalle parti, a patto che venga fatto salvo il principio per cui si può incentivare solo qualcosa che premia un incremento oggettivamente misurabile. Pertanto, le parti sociali potranno di volta in volta creare indicatori diversi, in funzione degli obiettivi che vorranno perseguire e delle singole realtà aziendale, dovendo avere cura di rispettare i criteri sopra descritti.

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