La questione della disoccupazione giovanile resta il nodo chiave da sciogliere per rilanciare l’economia del Paese; su questo tema il Governo sta tentando di far convergere due strumenti che partono da binari diversi. Da un lato l’incentivo previsto dal disegno di legge di bilancio in discussione in Parlamento ha l’obiettivo di abbreviare il passaggio tra scuola e lavoro, premiando le aziende che ospitano i ragazzi in stage, alternanza scuola-lavoro o apprendistato; finalità nobile, anche se l’utilizzo degli incentivi economici non ha dato finora risultati eccezionali.Dall’altro, continua il programma Garanzia Giovani lanciato due anni e mezzo fa. Dotato di un budget ben più ricco, presenta risultati controversi. Il ministero del Lavoro, in linea con la finalità “ufficiale” del programma comunitario, utilizza come metro principale di giudizio il numero di persone “prese in carico” dai servizi competenti. In quest’ottica, non c’è dubbio che Garanzia Giovani stia iniziando a dare risultati soddisfacenti.

Un altro criterio di valutazione può però essere legato al numero di posti di lavoro creati (anche in relazione alle risorse economiche impegnate): da questo punto di vista i numeri non sempre sono soddisfacenti, specie se si riflette sul successo dei tirocini, che sono fortemente incentivati ma si prestano purtroppo troppo spesso ad abusi. .

Certamente, Garanzia Giovani non è una misura finalizzata esclusivamente a creare nuovi posti di lavoro, ma non si può negare che un investimento economico così imponente debba trovare adeguate risposte anche in termini occupazionali.

Un limite importante del programma è quello di non aver ancora offerto un contributo significativo alla modernizzazione dei servizi dell’impiego. I centri pubblici versano in una situazione difficile: dovrebbero essere lo snodo nevralgico dell’occupazione, ma nella realtà faticano a gestire anche le attività amministrative ordinarie.

Per rilanciare queste strutture non basta mandare nuovo personale e maggiori risorse: servono modelli organizzativi nuovi, capaci di coinvolgere attivamente tutti i soggetti di quella rete del lavoro disegnata (per ora solo sulla carta) dal Jobs act.

Garanzia Giovani non ha dato un contributo significativo alla ricerca di questi modelli innovativi, nonostante il grande investimento economico e progettuale che ne ha accompagnato la realizzazione.

Sul fronte poi degli incentivi all’occupazione sarebbe poi auspicabile trovare un assetto stabile: il cambio continuo delle regole disorienta i datori di lavoro e depotenzia l’efficacia di queste misure.

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