Dopo la riforma dell’art. 4 dello Statuto dei lavoratori, è possibile installare gli impianti di geolocalizzazione sulle vetture dei dipendenti senza chiedere l’assenso preventivo del sindacato o dell’autorità amministrativa, oppure tale strumento resta soggetto alla procedura di autorizzazione? A questa domanda le strutture territoriali del Ministero del lavoro, con due note ufficiali quasi contemporanee, hanno dato risposte in parte differenti.Con la nota n. 5689 del 10 maggio del 2016, la Direzione Interregionale di Milano ha dato una risposta positiva alla domanda. La nota – che affronta un caso generale ma nel contempo offre indirizzi a tutte le strutture del territorio – ricorda che, ai sensi del nuovo art. 4 dello Statuto dei lavoratori, non è più necessario assoggettare ad una procedura di autorizzazione (sindacale o amministrativa) preventiva per l’utilizzo di strumenti di lavoro (e degli strumenti di registrazione delle presenze e degli accessi in azienda).

Secondo la Direzione Interregionale, nella nozione di strumento di lavoro deve rientrare ogni strumento idoneo ad assolvere complessivamente la funzione di mezzo necessario a rendere l’attività lavorativa.

Applicando questi concetti ai rilevatori GPS, la nota evidenzia che la loro installazione sulle vetture aziendali non richiede l’autorizzazione preventiva, qualora siano utilizzati per soddisfare esigenze assicurative, produttive o di sicurezza; ciò in quanto gli impianti GPS e le vettura su cui sono installati servono entrambi, inscindibilmente e un maniera unitaria, a rendere la prestazione di lavoro.

La nota ricorda, molto opportunamente, che questa semplificazione procedurale non si traduce in un ammorbidimento delle tutele del lavoratore. Il dipendente mantiene inalterato il proprio diritto a non essere controllato in maniera indebita oppure eccessiva, e in aggiunta vede rafforzato il quadro delle garanzie poste a sua tutela, in quanto l’utilizzabilità delle informazioni acquisite mediante gli strumenti di controllo a distanza è subordinata alla fornitura dell’informativa preventiva prevista dall’art. 13 del Codice Privacy, nella quale devono essere indicate le modalità con cui saranno svolti i controlli.

Questa considerazioni non trovano posto in un altro provvedimento quasi contemporaneo (DTL Latina, atto n. 12519 dell’11 maggio 2016), che riguarda la richiesta di un’impresa di vigilanza, intenzionata ad installare sui veicoli aziendali un impianto di localizzazione satellitare per lo svolgimento dell’attività di vigilanza. Applicando alla lettera quanto previsto dal nuovo art. 4 dello Statuto (come ricostruito dalla Direzione Interregionale del Lavoro di Milano), questo impianto poteva essere considerato uno “strumento di lavoro” e quindi poteva essere esonerato dalla necessità di autorizzazione preventiva.

La Direzione Territoriale di Latina rinuncia a far valere questa semplificazione procedurale e, come se nulla fosse cambiato anche dopo il Jobs Act, assoggetta (con esito positivo) l’installazione alla procedura di autorizzazione. Si tratta una scelta divergente da quella milanese, ma che assume portata molto più ristretta, in quanto non è accompagnata da una ricostruzione teorica di carattere generale.

 

Annunci