Filippo Chiappi

L’Inps, con il Messaggio n. 2815 del 24 giugno 2016, “Attività di Vigilanza Documentale – Controllo esonero contributivo triennale (Legge n. 190/2014)”, ha da un lato ripercorso le caratteristiche dell’esonero contributivo triennale, dall’altro ha previsto due tipologie di sanzioni amministrative per il godimento indebito dei nuovi sgravi contributivi 2015. Ovviamente per estensione analogica applicabile in futuro anche per l’esonero contributivo biennale 2016. 

L’Ente apre la disamina ripercorrendo l’istituto dell’esonero contributivo. L’articolo 1, co. 118, Legge di Stabilità 2015, ha introdotto un rilevante incentivo per la promozione di occupazione stabile cercando di favorire le assunzioni a tempo indeterminato. La misura in argomento si sostanzia in un esonero dal versamento dei contributi previdenziali a carico dell’azienda (resta la quota a carico dipendente), per un periodo massimo di 36 mesi dalla data di assunzione, a favore di tutti i datori di lavoro privati, anche non imprenditori (con esclusione dei datori di lavoro domestici), per le nuove assunzioni effettuate a tempo indeterminato nel corso dell’anno 2015.
Per poter fruire dell’esonero, le condizioni soggettive che riguardano il lavoratore sono:
– A) nei sei mesi precedenti all’assunzione il lavoratore deve risultare privo di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato; per quanto riguarda le caratteristiche dei rapporti precedenti ostativi o meno all’esonero, l’Inps ricorda che l’esonero spetta comunque per precedente assunzione a tempo indeterminato ma con lavoro intermittente, mentre non spetta in caso di precedenti rapporti a tempo indeterminato sia in somministrazione che nel lavoro domestico, così come per rapporti indeterminati svoltisi all’estero o per apprendistato;

– B) al fine di intercettare possibili comportamenti elusivi, nel periodo 1.10.14 -31.12.2014 non deve essere intercorso un rapporto di lavoro a tempo indeterminato fra il lavoratore e il datore che successivamente lo assume, e ciò vale anche in relazione ad aziende collegate, controllate, o comunque in qualsiasi modo, anche per interposta persona, riferibili al nuovo datore di lavoro. In tal senso, a parere di chi scrive il presente editoriale, può divenire motivo ostativo al godimento dell’esonero anche la somministrazione di lavoratore, assunto a tempo indeterminato dall’APL, ed inviato in missione presso un utilizzatore ex datore di lavoro a tempo indeterminato nell’ultimo trimestre 2014 del somministrato stesso. Limitatamente alle assunzioni del 2016, nel periodo da ottobre a dicembre 2015 il lavoratore non deve aver avuto rapporti di lavoro a tempo indeterminato con il datore di lavoro che lo assume o con aziende collegate, controllate

– C) il lavoratore non deve aver avuto un precedente rapporto di lavoro agevolato, con fruizione dello sgravio triennale, con lo stesso datore di lavoro che successivamente lo assume o con datore di lavoro a questi collegato.

Non ostacolano la fruizione dell’esonero le altre tipologie contrattuali diverse dal rapporto di lavoro a tempo indeterminato, ancorché il datore di lavoro sia lo stesso del precedente rapporto. Per esemplificare: pensionati, ex artigiani o commercianti, ex agenti o professionisti o imprenditori, somministrati a termine, assunti a termine, ex co.co.co. e co.co.pro. sono tutti attività o rapporti precedenti che non impediscono la fruizione dell’esonero contributivo, nemmeno se esercitati a favore del medesimo soggetto, ora datore di un lavoro a tempo indeterminato, e nemmeno se cessati da meno di sei mesi. 

In tema di pensionati, si ricorda l’interpello n. 2/2016 ove il Ministero del Lavoro comprende tra i possibili destinatari dell’assunzione agevolata ex L.190/2014, anche i percettori di un trattamento pensionistico, in quanto il disposto dell’art.1, comma 118, della citata legge non limita in alcun modo la platea dei lavoratori che possono essere assunti con lo sgravio in questione. In assenza di una preclusione espressa, previo il rispetto di tutti i requisiti richiesti dalla legge, si deve, pertanto, ritenere possibile il riconoscimento del sopra citato beneficio anche nell’ipotesi di assunzione di titolari di trattamento pensionistico.
In tema di lavoro autonomo e parasubordinato, ricordiamo, viceversa l’interpello n. 30/2015. Nell’ipotesi in cui, a seguito di accertamento ispettivo, il rapporto di lavoro autonomo, con o senza partita IVA, e quello parasubordinato vengano riqualificati come rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, il Ministero del Lavoro ha escluso la possibilità di usufruire, in relazione a tali lavoratori, dello sgravio contributivo ex art. 1, comma 118 e ss., della L.190/2014.
La decisione del Ministero si fonda su tre ordini di ragioni: innanzitutto, in applicazione dell’art. 1, comma 1175, della L.296/2006 che subordina la fruizione dei benefici contributivi e normativi, tra l’altro, al rispetto degli altri obblighi di legge, è escluso che si possa accedere all’incentivo nell’ipotesi in cui non siano stati rispettati gli obblighi previsti dalle leggi in materia di lavoro e di legislazione sociale.
In secondo luogo, poiché la disposizione di legge, nell’intento di creare stabile occupazione, vuole sollecitare ed incentivare l’assunzione “spontanea” di personale, sarebbe contrario allo spirito della legge premiare una situazione che non ha tali caratteristiche essendo inoltre instaurata in violazione della legge.
Infine, il Ministero richiama l’art. 54 del D.Lgs. n. 81/2015, con il quale, nell’ipotesi di stabilizzazione di collaboratori o titolari di partita IVA, si prevede l’estinzione “degli illeciti amministrativi, contributivi e fiscali connessi all’erronea qualificazione del rapporto di lavoro, fatti salvi gli illeciti accertati a seguito di accessi ispettivi effettuati in data antecedente alla assunzione”. In tal caso il legislatore ha escluso la possibilità di avvantaggiarsi della estinzione degli illeciti qualora sia già “iniziato” un accertamento ispettivo; a maggior ragione, deve escludersi la possibilità di usufruire di un esonero contributivo dopo la definizione dell’accertamento che ha riqualificato il rapporto di lavoro.
Non da trascurare nemmeno, in tal senso, la circolare n. 3/2016 del Ministero del Lavoro che ha chiarito che la procedura di Stabilizzazione a tempo indeterminato, prevista per ex collaboratori, nel 2016, non inficia la possibilità di avvalersi dell’esonero contributivo previsto dalla Legge di Stabilita 2016.
A chiusura delle condizioni che consentono l’accesso all’esonero contributivo, l’Inps ricorda quelle di natura oggettiva. In sintesi, è necessario che il datore di lavoro rispetti:

– i principi generali stabiliti in tema di agevolazioni dall’articolo 31 del D.Lgs. 14 settembre 2015, n. 150 (ad es. che le assunzioni non violino un diritto di precedenza, fissato da leggi o contratti; ad es. l’agevolazione deve anche intendersi esclusa se nei sei mesi precedenti all’assunzione l’azienda ha proceduto a licenziamento per riduzione di personale della stessa qualifica ecc.);

– le norme poste a tutela delle condizioni di lavoro e dell’assicurazione obbligatoria dei lavoratori (regolarità nel versamento dei contributi previdenziali e assistenziali e assenza di violazioni, accertate passate in giudicato, di norme particolari riguardanti la tutela e la sicurezza delle condizioni di lavoro – in pratica i requisiti per l’ottenimento del Durc positivo; rispetto dei contratti collettivi nazionali e di secondo livello stipulati dalle OO.SS. comparativamente più rappresentative sul piano nazionale).

Data la premessa, l’Inps nella sua attività di monitoraggio ha individuato taluni comportamenti volti ad abbattere indebitamente l’onere contributivo mediante espedienti, che tendono ad eludere i vincoli posti dalla norma e ad ottenere indebitamente il beneficio contributivo. L’accurata attività di controllo posta in essere dall’Istituto ha consentito l’individuazione delle posizioni aziendali a rischio, la cui verifica merita un’accurata istruttoria di natura amministrativa.
Le fattispecie oggetto dei controlli sono riferite a:

– risoluzione di rapporto di lavoro a tempo indeterminato preordinata ad arte alla riassunzione agevolata, decorsi sei mesi dalla risoluzione medesima, da parte dello stesso datore di lavoro o da parte di datore di lavoro riconducibile al primo. Ad avviso dello scrivente, potrebbe inserirsi dentro anche la somministrazione di lavoro, di soggetto ad arte cessato da un rapporto a tempo indeterminato da un datore di lavoro Beta, riutillizato in somministrazione a termine od altre forme per crare una vacatio semestrale, per poi assurgere ad un (ri)utilizzo da parte di Beta , per il tramite dell’APL del medesimo assumendo a tempo indeterminato;

– assunzione/conversione agevolata effettuata nell’ambito di unità produttiva interessata da provvedimenti di integrazione salariale straordinaria e/o in deroga.

– In aggiunta a tali situazioni, l’Ente tramite l’incrocio delle informazioni presenti nelle banche dati UniEmens e UniLav, ha individuato ulteriori posizioni aziendali che hanno beneficiato dell’esonero contributivo in relazione a lavoratori per i quali esisteva un rapporto di lavoro a tempo indeterminato nei sei mesi precedenti la data di assunzione e/o in presenza di rapporto di lavoro a tempo indeterminato presso lo stesso datore di lavoro richiedente l’incentivo ovvero con società da questi controllate e/o collegate nel periodo dal 1/10/2014 al 31/12/2014.

In tema sanzionatorio, l’Inps intercetta, poi, due tipologie di anomalie comportamentali: 

 

– 1° tipologia: appropriazione indebita riguarda i lavoratori occupati in precedenza dal datore di lavoro medesimo che ha chiesto l’esonero;

– 2° tipologia: appropriazione indebita riguarda i lavoratori occupati in precedenza presso altri datori di lavoro.
Per la prima tipologia, l’Inps parla di evasione contributiva. Per la seconda, si parla di omissione contributiva.
Premesso quanto sopra, con particolare riguardo alle condizioni soggettive, e per quanto detto in relazione alle due tipologie, l’Inps individua un apparato sanzionatorio:

1 bis) regime dell’evasione contributiva, se l’azienda risulta irregolare per aver violato le condizioni soggettive di cui ai punti A), B), C), tenuto conto anche delle cessazioni ad arte finalizzate poi ad una riassunzione agevolata presso il medesimo datore di lavoro, trascrosi sei mesi. L’evasione contributiva, comporta una sanzione del 30% fino ad un massimo del 60% dell’importo dei contributi non versati per effetto dello sgravio contributivo. Se il datore di lavoro si autodenuncia prima delle contestazione dell’Ente e, comunque, entro 12 mesi dalla scadenza del pagamento dei contributi, la sanzione prevista sarà quella stabilita per l’omissione;

2 bis) regime dell’omissione contributiva, se l’azienda risulta irregolare in quanto ha fruito dell’incentivo per uno o più lavoratori che nel corso dei sei mesi precedenti l’assunzione risultavano essere occupati a tempo indeterminato presso un qualsiasi datore di lavoro. L’omissione contributiva comporta una sanzione del 5,5% fino ad un massimo del 40% dei contributi non versati.
Dal suo canto, l’Inps notificherà una diffida di pagamento tramite PEC e poi con raccomandata a/r. La diffida in argomento avrà in allegato il modello F24 già predisposto con l’importo da versare ed il perido di riferimento.

L’Ente conclude, affermando che il disconscimento dell’esonero o sgravio contributivo, sulla base delle indagini effettuate, lascerà idenne la validità del rapporto negoziale lavoristico mentre determinerà per il datore di lavoro un copsicuo debito contributivo, rappresentato:
– dalle sanzioni;
– dal versamento della contribuzione piena per il periodo pregresso (diciamo il debito contributivo quale differenziale tra il dovuto ed il versato);
– dal versamento della contribuzione piena per il futuro, cioè senza riduzioni.

Annunci