La risposta a interpello con cui il ministero del lavoro ha riconosciuto l’applicazione dell’orario di lavoro previsto dalla legge sul lavoro minorile nei confronti degli apprendisti di età compresa tra i 15 e i 16 rischia involontariamente di minare alle fondamenta il decollo del nuovo sistema di apprendistato duale, pensato dal Jobs Act – in continuità con i tentativi delle riforme precedenti – per accompagnare i giovani in età scolastica verso il conseguimento di un titolo di studio. La questione sul piano giuridica è tanto semplice quanto delicata: se, come dice L’interpello, si applica agli apprendisti di età compresa tra i 15 e i 16 anni una parte della legge sul lavoro minorile, cosa accade alle altre disposizioni che prevedono, ad esempio, l’obbligo di autorizzazione preventiva e una lunga serie di restrizioni, senza riconoscere la specificità dell’apprendistato di base? La risposta positiva potrebbe bloccare sul nascere il nuovo apprendistato, quanto meno per i minori rientranti in quella fascia di età. Per evitare che l’incertezza applicativa sia consegnata alle aule di giustizia – con tutti gli effetti negativi che questo avrebbe sulla gestione del sistema – sarebbe opportuno e urgente un intervento normativo di chiarimento, usando lo strumento – previsto dal Job act – del decreto correttivo. Come diceva quello slogan pubblicitario di successo, prevenire è meglio che curare. 

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