Gianni Bocchieri
Andamento lento negli atti costitutivi dell’ANPAL.

Sono appena arrivati i pareri delle Commissioni Parlamentari sullo Statuto dell’ANPAL e sul Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri che disciplina le modalità di trasferimento del personale dall’ISFOL e dal Ministero del Lavoro e delle politiche sociali alla nuova Agenzia, con poche e marginali osservazioni. Entrambe le Camere hanno fatto proprio il rilievo del Consiglio di Stato su quella parte dello Statuto che cercava di accelerare il processo di operatività dell’Ente, prevedendone un’inedita organizzazione temporanea, in attesa di definire il relativo regolamento.

Ora, occorrerà attendere la pubblicazione del decreto sul trasferimento del personale, affinché il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e l’ISFOL possano procedere rispettivamente alla pubblicazione degli interpelli per l’autocandidatura del loro personale al trasferimento nei ruoli dell’ANPAL. Qualora non si raggiungessero le 216 autocandidature previste, la selezione sarà effettuata dal Ministero e dall’ISFOL secondo i criteri fissati dallo stesso DPCM fino al raggiungimento del contingente di personale previsto.

Invece, mancano ancora i provvedimenti per il trasferimento delle risorse strumentali e finanziarie. Non si tratta di dettagli marginali, visto che l’ANPAL dovrà realizzare quel sistema unitario (od unico) che costituirà il sistema nervoso del nuovo mercato del lavoro, le cui poche componenti già attive sono attualmente in uso presso la Direzione Generale dei sistemi informativi del Ministero del Lavoro.

Proprio questa dotazione strumentale è quella indispensabile per valorizzare le vere innovazioni del Jobs Act del superamento del ruolo certificatorio dei CPI verso un loro maggiore coinvolgimento nella erogazione delle politiche attive del lavoro.

Tutto ciò dimostra che tutti i problemi aperti dalla riforma del mercato del lavoro non potranno essere risolti solo dalla prossima costituzione dell’ANPAL. Anzi, sebbene anche i più autorevoli esperti del mercato del lavoro si limitino ad attaccare l’eccessivo burocraticismo del suo statuto, peraltro già prefigurato da 7 dettagliati articoli su 35 dell’intero provvedimento sulle politiche attive, nessuno reclama l’emanazione di quei provvedimenti attuativi senza i quali gli stessi centri per l’impiego non possono nemmeno fare ciò che la riforma chiede loro. In particolare, manca il previsto decreto di definizione dei Livelli essenziali delle prestazioni da garantire su tutto il territorio nazionale, delle linee di indirizzo triennale e degli obiettivi annuali dell’azione in materia di politiche attive.

Senza questo decreto, manca anche la definizione del termine entro cui i CPI devono convocare tutti i disoccupati che non prendono contatto con loro entro i 15 giorni successivi alla presentazione della domanda di NASPI all’INPS. Senza questo termine, può accadere che nessun CPI cominci a convocarli, rimandando l’applicazione della condizionalità e con essa la piena attuazione del Jobs Act.

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