Filippo Chiappi
Con l’emanando Decreto Interministeriale di cui alla previsione del comma 182, articolo 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (Legge di stabilità 2016), verrà definita l’applicazione della tassazione con imposta sostitutiva del 10% a valere per le erogazioni effettuate nel periodo di imposta 2016 ed in quelli sucessivi. La detassazione concerne i premi di risultato legati ad incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione, erogati a dipendenti del settore privato. Si ricorda essere una disposizione di tipo sperimentale introdotta nell’anno 2008 che è stata oggetto di successive proroghe negli anni a seguire, fino ad essere sospesa nel 2015. Dal 2016, è stata definita l’applicazione della tassazione con imposta sostitutiva del 10% a valere per le erogazioni effettuate nel periodo di imposta 2016 ed in quelli sucessivi (strutturalità). Si considerano percepiti nel periodo d’imposta 2016 anche le somme ed i valori in genere corrisposti dai datori di lavoro entro il giorno 12 del mese di gennaio del periodo d’imposta successivo a quello cui si riferiscono. In buona sostanza, i compensi di lavoro dipendente e assimilati erogati entro il 12 gennaio 2017, rilevano come redditi 2016. Questo è il c.d. principio di cassa allargata, secondo cui vengono attratte nel reddito annuale le somme percepite entro il 12 gennaio dell’anno successivo.

 

Il funzionamento della detassazione

 

L’Agenzia delle Entrate, congiuntamente al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, nel tempo ha chiarito come il legislatore abbia preferito adottare la regola per cui l’imposta sostitutiva del 10% sulle somme collegate alla produttività sia necessariamente subordinata ad un accordo collettivo, aziendale o territoriale. In definitiva è sufficiente che le somme incentivanti, tassate al 10%, siano state erogate in attuazione di quanto previsto da uno specifico accordo o contratto collettivo di secondo livello (territoriale o aziendale) della cui esistenza il datore di lavoro, su richiesta, dovrà fornire prova.

 

Aspetto innovatore del nuovo apparato normativo, è rappresentato dal fatto che per beneficiare della cedolare secca del 10% non basterà il solo ricorso a valori retributivi incentivanti definiti dalla contrattazione collettiva di II livello, e che in relazione al 2016 concernano esclusivamente premi di risultato ma il medesimo accordo collettivo (territoriale o aziendale) dovrà introdurre in modo inequivocabile, lo stretto collegamento con gli incrementi di produttività redditività, qualità, efficienza ed innovazione. Misurati da una sorta di triplo binario alternativo. Le voci premiali di risultato per essere detassate, devono costituire e rappresentare la controprestazione (economica) per prestazioni rese dai lavoratori con riferimento: all’aumento dei livelli di produzione;al risparmio nell’utilizzo dei fattori produttivi (ad esempio riduzione della turnistica e/o dello straordinario, del lavoro supplementare, delle maggiorazioni, riposi compensativi); all’introduzione in azienda di nuovi modelli organizzativi finalizzati ad incidere sul miglioramento della qualità dei prodotti e dei processi (ad esempio, maggiore fungibilità delle mansioni ed integrazione delle competenze sulla base della nuova disciplina dell’art. 2013 c.c., flessibilizzazione degli orari). Restano come in passato, quindi, esclusi dal beneficio fiscale tutti gli emolumenti premiali corrisposti sulla base di accordi o contratti collettivi nazionali di lavoro ovvero di accordi individuali (ad personam) tra datore di lavoro e prestatore di lavoro.

 

La detassazione trova applicazione entro i seguenti limiti di importo complessivo annuo lordo erogato per i titolari di reddito da solo lavoro dipendente del settore privato (ambito e requisiti soggettivi), salvo espressa rinuncia scritta del prestatore di lavoro:

 

ANNO DI DETASSAZIONE

REDDITO LORDO LAVORO DIPENDENTE (Rif. anno precedente)

IMPORTO ANNUO EROGATO

2016

€ 50.000

€ 2.000

Il tetto dei 2 mila euro dell’ammontare del salario fiscalmente incentivato, può salire a 2.500 euro se l’azienda si dota di “un piano di coinvolgimento dei lavoratori all’organizzazione del lavoro”, mediante la costituzione di gruppi di progetto dedicati a migliorare o innovare singole aree produttive o sistemi di produzione nei quali operano congiuntamente responsabili aziendali e lavoratori con ruolo propositivo. Pertanto, il bonus è estendibile ad € 2.500,00 annui se vengono contrattati anche istituti di partecipazione, ossia qualora le aziende coinvolgeranno i lavoratori nell’organizzazione del lavoro e della produttività, attraverso commissioni bilaterali (datore di lavoro, e lavoratori anche attraverso propri rappresentati, in senso a commissioni paritetiche) ove si contratterà la pianificazione. Il piano deve prevedere strutture permanenti di consultazione e monitoraggo degli obiettivi da perseguire, delle risorse necessarie per lo svolgimento dei compiti assegnati, la predisposizione di rapporti periodici che illustrino le attività svolte ed indichino i risultati raggiunti.
Si adotta il medesimo trattamento fiscale agevolato per la distribuzione degli utili dell’impresa ai dipendenti (cd. “profit sharing”). Anche, qui, salva espressa rinuncia scritta del prestatore di lavoro. Fino ad € 2.500,00 (se contrattati anche istituti di partecipazione) altrimenti il limite è di € 2000,00. Tali utili saranno tassati al 10%, (imposta sostitutiva o cedolare secca) e per un limite di reddito di riferimento individuale sino ad € 50.000 annui, quale forma di incentivazione “fiscale” alla partecipazione dei lavoratori all’impresa, anziché sottoposti alla tassazione ordinaria, essendo, comunque, voce che costituisce la base imponibile del reddito di lavoro dipendente. In sostanza, viene incentivato il meccanismo di erogare forme di premialità attraverso la distribuzione degli utili, sottoponendolo ad un’imposizione agevolata al di fuori di quella cumulata ordinaria. Distribuzione degli utili che di per sé, deve rappresentare una forma di collegamento alla produttività e redditività dell’impresa. Devono essere erogati sempre in esecuzione dei contratti aziendali o territoriali.

 

 

Il meccanismo della suddetta detassazione è stato nel tempo modificato in certi suoi limiti quantitativi, pur rimanendo basato in estrema sintesi, come noto, sui seguenti punti cardine:

 

✓ tassazione sostitutiva dell’irpef e delle sue addizionali Aliquota applicabile 10%;

✓ doppia limitazione soggettiva all’applicazione della tassazione sostitutiva in termini di somma annua detassabile (2.000/2.500 euro per il 2016) e di reddito da lavoro dipendente di riferimento dell’anno precedente – 2015 – (50.000 euro per la detassazione nel 2016).

 

Nell’ambito della somministrazione di lavoro, anche i lavoratori somministrati potranno godere di tale incentivo fiscale che ben si sposa con la contrazione del cuneo fiscale. Nel rapporto trilaterale sarà opportuno, imbastire una severa e puntuale collaborazione con l’impresa utilizzatrice, al fine di garantire i requisiti oggettivi.

 

 

Per quanto sopra, è necessaria un’ attestazione da parte datoriale (azienda utilizzatrice) di aver dato attuazione a quanto previsto da accordi o contratti collettivi territoriali o aziendali, circa la correlazione tra le somme detassate (premi di risultato) e gli incrementi di produttività, qualità, redditività, innovazione, efficienza organizzativa e miglioramento della competitività aziendale, misurati con riferimento all’incremento dei livelli di produzione, al risparmio nell’utilizzo dei fattori produttivi, all’introduzione in azienda di nuovi modelli organizzativi finalizzati ad incidere sul miglioramento della qualità dei prodotti e dei processi.

 

Si renderà, quindi, necessario avere conferma da parte dell’utilizzatore, che le voci erogate ai lavoratori somministrati, nell’anno oggetto di agevolazione fiscale (2016), possono essere ricondotte ai criteri su indicati e stabiliti dal decreto interministeriale ed in ottemperanza ed attuazione di quanto previsto da uno specifico accordo o contratto collettivo territoriale o aziendale. Tale conferma dovrà essere certificata con la compilazione e la firma presumibilmente di una comunicazione, vero l’APL, avente valenza ai fini di una “Autorizzazione alla detassazione delle somme erogate nell’anno 2016”.  

 

Alla stessa dovranno essere necessariamente allegati: copia/estratto del contratto collettivo territoriale o aziendale applicato, da cui si evinca il ricorso alla detassazione secondo le nuove disposizioni del decreto interministeriale; al fine di consentire il monitoraggio e la verifica di confomità degli accordi alle disposizioni fiscali del decreto, dovrà essere allegata la ricevuta o documentazione certa dell’avvenuto deposito telematico, da parte del datore di lavoro/utilizzatore ovvero in caso di accordo territoriale da parte delle associazioni datoriali firmatarie, del contratto collettivo applicato, presso la D.T.L. entro 30 giorni dalla loro sottoscrizione unitamente alla autodichiarazione di conformità dell’accordo depositato alla nuova disciplina ed alle disposizioni del decreto medesimo nonché alla documentazione relativa al piano di coinvolgimento dei lavoratori all’organizzazione del lavoro (laddove presente).
Nella sola eventualità che le erogazioni si riferiscano a premi di risultato ed utili relativi all’esercizio 2015, l’applicazione del regime fiscale di favore è subordinata, comunque, al rispetto di tutte le condizioni stabilite nella legge di stabilità 2016 (L. n. 208/2015) e del decreto interministeriale. Viceversa, il deposito dei contratti di II livello presso la D.T.L., dell’autocertificazione di conformità e della documentazione al piano di coinvolgimento dei lavoratori (laddove presente) dovranno avvenire entro 30 giorni dalla data di pubblicazione del decreto interministeriale nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.

 

Il mancato rispetto della documentazione elencata non potrà consentire l’applicazione della misura agevolativa fiscale, pena gravi ripercussioni in fase ispettiva ed accertamento.

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