Boeri: l’ideologia della “nuova povertà” di un bocconiano dalle ambizioni smisurate 

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Giuseppe Turani (www.uominiebusiness.it)

Boeri è un cretino, così un nostro lettore liquida la proposta Boeri sulle pensioni. In realtà è molto peggio: Boeri non è affatto un cretino. E’ uno dei maggiori economisti italiani e probabilmente uno dei massimi esperti in pensioni e lavoro. Insegna alla Bocconi e viene da una famiglia borghese alla quale piace l’impegno politico e che è progressista da sempre.
Allora perché si è imbarcato, da presidente dell’Inps, questa proposta insensata sulle pensioni? Dare un reddito ai 55enni senza lavoro pendendo i soldi dalle pensioni più alte (sopra i 3500 euro mensili.
La cosa va spiegata con le ambizioni politiche di Boeri e con un certo clima bulgaro che circola per il paese. Le ambizioni di Boeri sono talmente scoperte da essere quasi trasparenti. Dopo la liquidazione dello spaventoso Mastropasqua, è stato nominato lui, bocconiano e per bene, per chiudere ogni possibile polemica e per avere un nome di prestigio nella squadra.
Solo che Boeri si considera bravo, molto bravo. E pensa che fare il presidente dell’Inps sia quasi un’offesa: lui dovrebbe fare, come minimo, il ministro del lavoro. Meglio ancora il ministro dell’economia o il presidente del Consiglio.
Questo di essere chiamati a grandi destini è peraltro un vizio di famiglia. Il fratello, Stefano, archistar di livello internazionale, si presentò alle primarie milanesi del Pd contro Pisapia. Le perse e sindaco diventò il suo avversario. In segno di pace e di ricomposizione della sinistra, fu nominato assessore alla cultura. Qualche mese dopo è stato buttato fuori perché si comportava come se il sindaco fosse lui e non Pisapia.
Tito Boeri sta facendo la stessa cosa con Poletti, ministro del lavoro di Renzi. Un giorno sì e uno no il presidente dell’Inps fa proposte che sarebbero di competenza di Poletti. E’ come se mandasse ogni volta un segnale chiarissimo: è evidente che io sono molto più bravo, nominate me e vedrete che le cose andranno meglio.
Adesso, di fronte alla sua sgangherata proposta sulle pensioni (chissà perché ai disagi di una patte della popolazione deve far fronte la categoria dei pensionati soltanto) c’è chi dice: sarà un bravo economista, ma di politica non capisce niente.
Invece, forse, capisce fin troppo. In questo paese la crisi ha fatto sorgere una nuova ideologia, quella della “nuova povertà”. La questione dei poveri senza pensione si risolve appunto togliendo a quelli che stanno meglio e dando agli altri. Così invece di un milione di persone in condizioni disagiate ne avremo tre. Però ci sarà una maggior giustizia sociale.
Va detto che la versione estrema di questa ideologia della “nuova povertà” (che è parente stretta della “decrescita felice”) è del capocomico genovese. Poiché non ha alcuna idea su come si possa fare per far crescere il paese (se non uscendo dall’euro e facendo stampare immense quantità di moneta dalla Banca d’Italia, riportata sotto il controllo ferreo del potere politico), da tempo il comico va proponendo quella che potremmo definire come una via bulgara: tutte le pensioni sopra i tre mila euro sono ingiuste e quindi vanno tagliate. I risparmi sarebbero notevoli. Non è mai detto esplicitamente, ma probabilmente si pensa la stessa degli stipendi: a che cosa serve guadagnare più di tre mila euro al mese? A comprare cose inutili (a eccezione forse degli Ipad di cui il suo gruppo fa così grande uso). Magari addirittura a comprare delle automobili, figlie del diavolo: potrebbero essere abolite e le città tornerebbero a essere pulite e vivibili come una volta. E così via.
Insomma, una specie di Bulgaria, di socialismo reale, in cui il potere politico stabilisce quanto devono guadagnare le persone e quindi che cosa devono comprare. Sia pure molto confusamente qui c’è il disegno di una società sobria, quasi agreste, che forse non ha alcun bisogno di sviluppo perché riduce talmente le sue necessità che quello che c’è basta e avanza.
Boeri, ne sia consapevole o meno, si inserisce con la sua proposta in questa corrente di pensiero, quella della “nuova povertà”. Anche papa Francesco può essere d’accordo: da bravi fratelli, dividiamoci quello che c’è.
Ma cosa c’è che non va in questa nuova ideologia? Praticamente tutto. Significa la rinuncia allo sviluppo e alla società come si è venuta configurando in questi anni. Significa il ritorno a una società silvio-pastorale, che non svolge alcun ruolo nel mondo e che pensa di tirare avanti solo stampando moneta (per comprare petrolio, Ipad, medicine, ecc.).
Ecco, la proposta Boeri sulle pensioni va esattamente in questa direzione: in attesa di qualche miracolo, dividiamoci quello che c’è.
L’idea, moderna, che alla patte più sfortunata della società si debba far fronte con lo sviluppo e la fiscalità generale è scomparsa. E si approda alla visione grillina del mondo: in fondo si può vivere anche con poco e quindi ci sono i soldi da dare ai poveri.
L’idea che una società del genere, inevitabilmente, diventa meno tollerabile anno dopo anno non sfiora nemmeno questi profeti della miseria diffusa. E non li sfiora nemmeno la consapevolezza storica che tutto ciò è già stato tentato appunto dal socialismo reale: esperimento finito in tragedia e ormai scomparso dal mondo.
Ma da un teorico come il comico genovese non ci si poteva aspettare di più.
Adesso rimane da capire se Boeri si è infilato in questa corrente per sbaglio e per la pura ambizione di giocare comunque un ruolo o se invece si propone come leader di un neo-schieramento della povertà diffusa.

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