Garanzia Giovani, i numeri impietosi di un fallimento

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È ancora presto per dare un giudizio definitivo sui risultati della Garanzia Giovani, il programma comunitario che il nostro Paese ha attivato per avvicinare le nuove generazioni al mondo del lavoro, in quanto mancano ancora alcuni mesi alla fine del progetto; i numeri sino ad oggi disponibili segnalano, tuttavia, una situazione di grande distanza tra gli obiettivi iniziali della misura e i risultati concreti fin qui ottenuti.Di fronte a una platea di circa un milione settecentomila giovani di età compresa tra i 15 e i 29 disponibili a lavorare, sino ad oggi si sono iscritte circa ottocentomila persone, meno della metà.

Di queste persone, solo cinquecentomila hanno ottenuta una qualche forma di risposta dai servizi, la cosiddetta presa in carico – e di queste solo 14mila hanno tagliato il traguardo dell’ingresso nel mercato del lavoro mediante gli incentivi occupazionali connessi al programma.

Facendo un rapido calcolo, possiamo dire, sino ad oggi, meno dell’1% dei possibili destinatari della Garanzia Giovani ha trovato un lavoro grazie al programma.

Qualcuno potrebbe obiettare che il programma comunitario non doveva servire soltanto a trovare un lavoro ai nostri giovani, ma sarebbe una giustificazione debole rispetto a statistiche che, sino ad oggi, descrivono qualcosa di molto simile a un fallimento.

La sensazione che ci troviamo di fronte a un fallimento in corso è accresciuta da un’altra considerazione, forse ancora più importante del semplice dato numerico: la Garanzia Giovani non è stata utilizzata finora dal nostro sistema dei servizi per l’impiego come occasione per rinnovare se stesso.

I diversi attori del sistema hanno passato mesi e mesi a discutere sulle rispettive competenze, mentre è stato quasi inesistente il dibattito sulla possibilità di utilizzare le ingenti risorse comunitarie per sperimentare modelli innovativi, che pure già esistevano sul territorio e potevano essere ancora più valorizzati.

Alcune immagini, probabilmente, non rappresentano compiutamente quella stata l’esperienza di questi mesi, ma hanno una valenza simbolica difficile da rimuovere (soprattutto se accompagnate dai numeri sopra ricordati): gli annunci pubblicati sul portale della Garanzia Giovani con i quali venivano proposti degli stage per profili dotati di esperienza pluriennale sono ancora negli occhi di tutti, e denunciano in maniera impietosa le difficoltà di un sistema di servizi per l’impiego che non riesce nemmeno a controllare cosa viene pubblicato sulle proprie piattaforme informatiche.

L’Anpal, l’Agenzia pubblica che dovrà coordinare le politiche attive istituita dal Jobs act, avrà il compito non facile di rilanciare il sistema dei servizi per l’impiego; un’analisi seria e rigorosa dei risultati (e delle criticità) della Garanzia Giovani aiuterà proprio l’Agenzia a non ripetere gli errori commessi negli ultimi anni dai soggetti che, a vario titolo, l’hanno preceduta.
Giampiero Falasca Il Sole 24 Ore 9.11.15

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