Il termine di decadenza fissato dalla legge per agire in giudizio contro un licenziamento (180 giorni, decorrenti dalla data dell’impugnativa stragiudiziale) decorre dal giorno in cui è stato spedita la comunicazione stragiudiziale, e non dal momento in cui tale comunicazione è stata ricevuta dal datore di lavoro.Questo il principio di diritto – di rilevante impatto pratico, ai fini della corretta instaurazione delle controversie di lavoro in tema di licenziamenti – affermato dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 20068/2015, depositata ieri.

La controversia ruotava intorno ad un licenziamento intimato da una Società verso un proprio dipendente, che era stato annullato al termine del primo grado di giudizio.

In appello questa decisione veniva rovesciata: la Corte territoriale riteneva che il lavoratore fosse decaduto dal diritto ad agire in giudizio, e di conseguenza convalidava il licenziamento (oltre ad ordinare la restituzione delle somme incamerate a titolo risarcitorio all’esito del primo grado).

La decadenza, secondo la Corte, era intervenuta in quanto il dipendente aveva depositato il ricorso giudiziale dopo che era scaduto il termine massimo previsto dalla legge n. 604/1966 (come modificata dal collegato lavoro prima e dalla legge Fornero poi) per compiere tale atto.  

La Corte giungeva a tale conclusione ritenendo che il calcolo del termine per proporre l’azione doveva partire dal giorno di spedizione dell’impugnativa: applicando tale criterio, risultava che il ricorso era stato depositato dopo i 180 giorni previsti dalla legge.

Il lavoratore ricorreva in Cassazione, sostenendo che il giorno di partenza per il computo del termine di decadenza doveva coincidere con il momento nel quale il datore di lavoro aveva ricevuto l’impugnativa stragiudiziale di licenziamento, in quanto solo in tale momento si sarebbe perfezionata la fattispecie.  

La Corte di Cassazione, con la sentenza sopra ricordata, rigetta questa interpretazione e conferma la posizione del giudice di appello.

La pronuncia mette in evidenzia che l’impugnazione stragiudiziale del licenziamento (da comunicare entro 60 giorni dalla ricezione della comunicazione del recesso) e l’avvio della causa in tribunale (da depositare nella cancelleria entro i successivi 180 giorni) sono atti che compongono una fattispecie a formazione progressiva, soggetta a termini di decadenza il cui rispetto prescinde dal momento in cui il destinatario riceve gli atti.

La legge, secondo la Corte, richiede al lavoratore di attivarsi entro il termine indicato e, in questa ottica, rimette interamente al suo controllo il calcolo dei tempi della procedura: avendo piena conoscenza della data in cui ha inviato la prima impugnativa, il dipendente è perfettamente in grado di sapere quando scade il termine per depositare il ricorso e, quindi, non subisce alcuna compressione del proprio diritto di difesa.  

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