Nuovi reati ambientali e modifica del modello 231

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Veronica Bertocci


Con il disegno di legge S. 1345-B intitolato “Disposizioni in materia di delitti contro l’ambiente” (c.d. DDL “Ecoreati”), approvato da parte del Senato lo scorso 19 maggio, è prevista l’introduzione nel codice penale del titolo VI-bis dedicato ai delitti contro l’ambiente.

Il nuovo DDL interviene ad integrazione delle fattispecie – punite quasi tutte a titolo contravvenzionale – già previste nel Codice dell’ambiente (D.Lgs. 152/2006), inserendo, nel codice penale, le seguenti ipotesi di reato:

  • Inquinamento ambientale: prevede la reclusione da due a sei anni e la multa da 10mila e 100mila euro per chi abusivamente compromette o deteriora in modo significativo e misurabile la biodiversità o un ecosistema o la qualità del suolo, delle acque o dell’aria. Previsti aumenti di pene per i due delitti se commessi in aree vincolate o a danno di specie protette, e nel caso di inquinamento seguito da morte o lesioni.
  • Disastro ambientale: punisce con la reclusione da 5 a 15 anni chi abusivamente altera gravemente o irreversibilmente l’equilibrio di ecosistema o compromette la pubblica incolumità.
  • Traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività: è punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da 10 mila a 50 mila euro chi cede, acquista, riceve, trasporta, importa, esporta, procura ad altri, detiene o trasferisce materiale ad alta radioattività. La pena è aumentata se da queste attività deriva il pericolo di compromissione o deterioramento del suolo o dell’ecosistema.
  • Impedimento del controllo: ovvero la condotta di chi nega o ostacola l’accesso o intralcia i controlli ambientali, è punito con la reclusione da 6 mesi a 3 anni.
  • Omessa bonifica: punisce con la reclusione da 1 a 4 anni (e multa fino a 80 mila euro) chiunque, essendo obbligato per legge, per ordine del giudice ovvero di un’autorità pubblica, non provvede alla bonifica, al ripristino o al recupero dello stato dei luoghi.


Sono previste aggravanti in caso di associazioni a delinquere volte a commettere delitti contro l’ambiente o di associazioni mafiose finalizzate a commettere sia delitti contro l’ambiente o a controllare concessioni e appalti in materia ambientale. Ulteriori aggravanti se, alle associazioni di cui sopra, fanno parte pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio.

Oltre alle pene detentive o amministrative, nel DDL è stato previsto anche lo strumento dellaconfisca delle cose che costituiscono il prodotto o il profitto del reato o che servirono a commettere il reato, salvo che l’imputato ha provveduto alla messa in sicurezza o alla bonifica dei luoghi, attraverso il ravvedimento operoso.

Ad ogni modo, il DDL prevede che il recuperoe, ove tecnicamente possibile, il completo ripristino dello stato dei luoghi, sia sempre ordinato dal Giudice in sede di condanna del responsabile o di emissione della sentenza di patteggiamento.


Deve notarsi che il DDL prevede che la responsabilità amministrativa delle societàex D.Lgs 231/2001 si estende anche ad alcuni nuovi reati ambientali qualil’inquinamento ambientale, il disastro ambientale e il traffico e l’abbandono di materiale ad alta radioattività (inseriti all’art. 25 undecies del D.Lgs n. 231/2001), con sanzioni pecuniarie calcolate in quote in base ai diversi delitti: da 250 a 600 quote per il primo, da 400 a 800 quote per il secondo, da 250 a 600 quote per il terzo.

Per i delitti associativi aggravati, la sanzione pecuniaria è da 300 a 1000 quote.

In caso di condanna per i reati di inquinamento e disastro ambientale, sono previste, a carico dell’ente, sanzioni interdittive previste dal D.Lgs. n. 231/2001.

 

 

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