Rito Fornero: con l’opposizione affidata allo stesso Giudice, svanisce la terzietà del Giudice 

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La decisione con cui la Corte Costituzionale ha deciso di “salvare” il meccanismo di opposizione al c.d. rito Fornero, introdotto nel 2012, non mancherà di far discutere, soprattutto in un periodo come questo, nel quale le decisioni della Consulta stanno incidendo in maniera profonda sulle scelte di politica legislativa degli ultimi anni.

Si tratta di una decisione ha un impatto diretto sulla quasi totalità dei rapporti di lavoro oggi esistenti: la procedura, infatti, è stata abrogata dal Jobs Act per i neoassunti a partire del 7 marzo scorso, ma resta obbligatoria per le persone in forza sui luoghi di lavoro sino al giorno precedente. Questo vuol dire che, per molti anni i “vecchi assunti” saranno maggioranza (una stima precisa non è possibile, ma non manca chi ipotizza che la situazione non si rovescerà prima di un decennio) e quindi il rito in questione interesserà a lungo le persone.

La sentenza della Corte risponde a un quesito molto importante, circa l’ammissibilità della scelta – consentita dalla legge 92/2012 – di affidare l’opposizione all’ordinanza con cui viene deciso il rito sommario allo stesso giudice che emette tale pronuncia.

La Corte esclude che questa possibilità violi alcun precetto costituzionale, evidenziando che il rito sommario e la successiva opposizione sono due fasi dello stesso giudizio.

Sicuramente questa notazione è corretta, anche se non si può nascondere che sul piano sostanziale la due fasi non rappresentano lo stesso giudizio: con la prima fase viene emessa una sentenza esecutiva, e chi ha l’esigenza di farla revocare deve fare quello che, in tutto è per tutto, un giudizio di impugnazione.

Che senso ha impugnare un provvedimento davanti allo stesso giudice che lo ha emesso? Viene, in questo modo, fortemente sacrificato il principio di terzietà del giudice, che non dovrebbe essersi già occupato dei fatti che è chiamato a decidere. 

L’effetto della pronuncia sarà un sostanziale svuotamento della fase di opposizione: la decisione presa nella fase sommaria sarà quasi impossibile da rovesciare nella fase di opposizione, in quanto il giudice chiamato a decidere sarà sempre lo stesso. Non si capisce per quale motivo dovrebbe cambiare opinione, considerato che il rito sommario già oggi si svolge con istruttoria e analisi dei documenti molto approfonditi.

In questo modo, il giudizio di primo grado risulterà notevolmente appesantito da due fasi inutilmente ripetitive, con buona pace delle finalità di questa innovazione, nata per velocizzare il giudizio. 

Quella che si definisce come l’eterogenesi dei fini.

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