La decisione con cui la Corte Costituzionale ha deciso di “salvare” il meccanismo di opposizione al c.d. rito Fornero, introdotto nel 2012 e vigente per tutte le persone che già lavoravano al 7 marzo 2015 (per gli assunti con le tutele crescenti, il rito è abrogato), non mancherà di far discutere, soprattutto in un periodo come questo, nel quale le decisioni della Consulta stanno incidendo in maniera profonda sulle scelte di politica legislativa degli ultimi anni.

La questa è tecnica, ma anche sostanziale: è giusto che lo stesso giudice che esamina un licenziamento, durante il rito sommario introdotto dalla legge n. 92/2012, e che decide questa fase con un’ordinanza dagli effetti identici a una sentenza, possa essere chiamato a decidere anche l’opposizione alla pronuncia che lui stesso ha emesso?

Secondo la Consulta, questo meccanismo – non obbligatorio ma consentito dal rito Fornero – non viola alcun precetto costituzionale.

Per motivare questa decisione, la sentenza utilizza argomentazioni ineccepibili sul piano formale, perché è vero che il rito sommario e la successiva opposizione sono due fasi dello stesso giudizio, ma alquanto discutibili sul piano sostanziale, perché si tratta dello stesso giudizio solo sul piano nominale: con la prima fase viene emessa una sentenza esecutiva, e chi ha l’esigenza di farla revocare deve fare quello che, in tutto è per tutto, un giudizio di impugnazione. Che senso ha impugnare un provvedimento davanti allo stesso giudice che lo ha emesso? Viene, in questo modo, fortemente sacrificato il principio di terzietà del giudice, che non dovrebbe essersi già occupato dei fatti che è chiamato a decidere.

I Tribunali sono ora chiamati a dare attuazione a questa decisione; considerato che la sentenza esclude la sussistenza di un obbligo di astensione da parte del giudice che ha emesso la prima ordinanza, c’è da aspettarsi che le Corti che hanno deciso di imporre la rotazione tra le due fasi cambieranno indirizzo applicativo. In questo modo, le due fasi del rito Fornero muteranno profondamente natura: la decisione presa nella fase sommaria sarà sostanzialmente definitiva, e la fase di opposizione, salvo rare eccezioni, si risolverà in un semplice allungamento dei tempi del processo.

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