La non punibilità per il fatto particolarmente tenue: in vigore la riforma

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Veronica Bertocci

In data 18 marzo 2015 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il testo definitivo del decreto legislativo -in vigore dal 2 aprile 2015 – che introduce disposizioni in materia di non punibilità per particolare tenuità del fatto, dando attuazione all’art. 1, c. 1, l. m) della legge 28 aprile 2014, n. 67.

L’istituto consente una rapida definizione dei procedimenti iniziati nei confronti di soggetti che hanno commesso fatti di interesse penale, caratterizzati però da una complessiva tenuità del fatto, evitando l’avvio di giudizi complessi e dispendiosi quando la sanzione penale non è necessaria.

Resta la possibilità per le persone offese di ottenere il risarcimento in sede civile.

Sotto il profilo sostanziale, l’istituto, che introduce il nuovo art. 131 bis al codice penale, opera in un ambito di applicazione molto ampio includendo i reati per i quali è prevista la pena detentiva non superiore nel massimo a cinque anni, ovvero la pena pecuniaria, sola o congiunta alla predetta pena.

Il giudizio di particolare tenuità del fatto è fondato su due criteri che sono:

la particolare tenuità dell’offesa: l’art. 131 bis comma 2 c.p. prevede espressamente che l’offesa non può essere ritenuta di particolare tenuità quando l’autore “ha agito per motivi abietti o futili, o con crudeltà, anche in danno di animali, o ha adoperato sevizie o, ancora, ha profittato delle condizioni di minorata difesa della vittima, anche in riferimento all’età della stessa ovvero quando la condotta ha cagionato o da essa sono derivate, quali conseguenze non volute, la morte o le lesioni gravissime di una persona”.

La non abitualità del comportamento: il legislatore ha previsto all’art. 131 bis comma 3 c.p. che il requisito dell’abitualità è integrato “nel caso in cui l’autore sia stato dichiarato delinquente abituale, professionale o per tendenza ovvero abbia commesso più reati della stessa indole, anche se ciascun fatto, isolatamente considerato, sia di particolare tenuità, nonché nel caso in cui si tratti di reati che abbiano ad oggetto condotte plurime, abituali e reiterate”. In buona sostanza, il reato non deve inserirsi in un rapporto di collegamento con altri episodi criminosi.

Ai fini della determinazione della pena detentiva, il decreto precisa che non si tiene conto delle circostanze del reato, ad eccezione di quelle per le quali la legge stabilisce una pena di specie diversa da quella ordinaria del reato e di quelle ad effetto speciale.

Sotto il profilo processuale, è prevista la possibilità che il Pubblico Ministero richieda l’archiviazione del procedimento dandone avviso all’indagato e alla persona offesa. Se quest’ultima, entro il termine di 10 giorni, presenta opposizione alla richiesta di archiviazione enunciando le ragioni del suo dissenso, viene fissata l’udienza in camera di consiglio, all’esito della quale il Giudice, dopo aver sentito l’indagato e la persona offesa eventualmente comparsi, può pronunciare l’archiviazione. In mancanza dell’opposizione, invece, il Giudice decide de plano (ossia senza fissare udienza), e se non ritiene di archiviare il procedimento per la particolare tenuità del fatto, restituisce gli atti al Pubblico Ministero (queste disposizioni sono introdotte con il nuovo comma 1 bis dell’art. 411 c.p.p.).

La causa di non punibilità di cui al nuovo art. 131 bis c.p. può inoltre essere dichiarata d’ufficio in ogni stato e grado del procedimento. In ogni caso il Giudice, prima di emettere sentenza predibattimentale di proscioglimento per tenuità del fatto, deve sentire anche la persona offesa, così consentendole di interloquire sul tema della tenuità, al pari del Pubblico Ministero e dell’imputato. Tale forma di intervento della vittima del reato non è invece prevista in sede di udienza preliminare o in sede dibattimentale, trattandosi di fasi in cui il contraddittorio è già pienamente garantito.

L’art. 4 del decreto introduce, infine, una serie di modifiche alle vigenti disposizioni in materia di casellario giudiziale e anagrafe delle sanzioni amministrative, disponendo, in sostanza, l’iscrizione delle sentenze di proscioglimento ai sensi del nuovo art. 131 bis c.p.

Si può dire che il legislatore abbia ben disciplinato e regolamentato l’istituto che ha introdotto attraverso l’art. 131 bis c.p.; tuttavia, attraverso la lettura delle prime sentenze, avremmo una chiara visione dell’interpretazione dei Giudici sul punto.

Intanto, ha preso posizione la Procura di Trento con la circolare n. 4/2015 del 19 marzo 2015 attraverso la quale ha fornito spunti interessanti per la lettura del nuovo decreto evidenziando che una volta accertato che il reato per cui si procede rientra nei limiti edittali del nuovo istituto, l’autorità giudiziaria dovrà effettuare una serie di verifiche sui diversi presupposti normativi che consentono di pervenire al giudizio di esclusione della punibilità.

Inoltre – ha precisato la Procura trentina – alla declaratoria di non punibilità per particolare tenuità del fatto può provvedere anche il giudice per le indagini preliminari con ordinanza o decreto di archiviazione ma in ogni caso resta importante anche l’attività della polizia giudiziaria, che può immediatamente orientare l’istruttoria verso le nuove modalità deflattive, laddove ne emergano i presupposti.

Adesso non ci resta che attendere le prime interpretazioni giurisprudenziali.

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