Bonus occupazione e tutele crescenti: un mix vincente per promuovere il lavoro a tempo indeterminato 

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La combinazione tra gli incentivi economici introdotti dalla legge di stabilità e le maggiori certezze offerte dal contratto a tutele crescenti è destinata a orientare in maniera decisiva il mercato del lavoro verso l’utilizzo del lavoro subordinato a tempo indeterminato. L’esonero contributivo introdotto con la legge di stabilità ha un doppio pregio: riduce in maniera rilevante il costo del lavoro, e si applica senza complessità burocratiche. La misura può garantire un risparmio economico, nel triennio, di oltre 24 mila euro complessivi. Numeri importanti, enfatizzati dalla semplicità del meccanismo applicativo. Il legislatore ha scelto di svincolare la fruzione dell’esonero da elementi che, inevitabilmente, lo renderebbero incerto, come la necessità di provare un incremento dell’organico, oppure l’obbligo di presentare una domanda entro un certo termine o con una certa procedura. Ci sono delle condizioni da rispettare, ma queste sono elencate in maniera chiara e facilmente riconoscibile dalla legge e dalla circolare n. 17/2015. Il requisito più rilevante è quello dell’assenza di un rapporto a tempo indeterminato nel semestre precedente; tale requisito ha orientato l’incentivo in misura prioritaria verso le assunzioni di lavoratori flessibili già presenti in azienda, ma non impedisce di usare il bonus anche per lavoratori che cambiano occupazione, transitando da un rapporto indeterminato ad un lavoro a termine, almeno nel primo semestre. Anche le nuove regole sui licenziamenti, contenute nel decreto legislativo n. 23/2015, sembrano destinate ad incentivare le assunzioni, in quanto aiuteranno a rimuovere l’opionione, a volte sovradimensionata, circa la presunta impossibilità di interrompere il rapporto di lavoro a tempo indeterminato. 

L’opionione è sovradimensionata perchè l’articolo 18 é stato riscritto in profondità già con la legge Fornero del 2012, che ha configurato la reintegrazione sul posto di lavoro come sanzione residuale; ma è ancora diffusa e legittima, perchè quella riforma era troppo complessa, offrendo il destro ad interpretazioni diverse dalle intenzioni.

La normativa sulle tutele crescenti fa compiere un salto di qualità importante al sistema normativo: le nuove regole sono chiare ed esigibili senza troppe incertezze, e introducono un sistema di calcolo dei risarcimenti che esclude ogni discrezionalità. Grazie a queste innovazioni, diventa più facile prevedere gli esiti del contenzioso, ed è possibile sin dall’inzio del rapporto di lavoro fare delle stime credibili circa i costi connessi alla sua eventuale interruzione. 

L‘accoppiata tra riduzione del costo in entrata e maggiore semplicità in uscita, quindi, potrà spazzare via molte di quelle remore che allontanavano le aziende dal lavoro a tempo indeterminato. 

E’ vero che l’esonero contributivo cesserà il 31 dicembre 2015, e che sarebbe preferibile confermare in via strutturale la misura. Ma è altrettanto vero che, a prescindere dagli incentivi economici, con il d.lgs. n. 23/2015 vengono meno molte di quelle norme che portavano le aziende a cercare complicate alternative al lavoro subordinato a tempo indeterminato. Queste innovazioni incentiveranno anche un uso più appropriato del lavoro flessibile, che non sarà più chiamato a svolgere quel ruolo di supplenza impropria assegnato dal vecchio quadro normativo.

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