Perchè la vittoria di Tsipras non cambierà la Grecia

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Francesco Giubileo

La vittoria di Tsipras non cambierà le sorti della Grecia

Di Francesco Giubileo

Facciamo il quadro della situazione in Grecia, a spanne, giusto per deprimere un pochino la speranza senza senso di molti sostenitori di Tsipras, me compreso.

Attualmente nel paese ellenico, a poca distanza dall’Italia, sembra di entrare nel tardo Medioevo. Quasi un milione di dipendenti privati, soprattutto nel settore alimentare (cassieri o commessi per intenderci) sono pagati in buoni pasto o “in natura” analogamente a quanto avveniva nel Regno Unito, nel periodo di Edoardo III, con Ordinance of Labourers (e successivamente lo Statute of Cambridge) dove venne istituita una prima forma di Poor Law a causa della mancanza di manodopera decimata dalla grande epidemia di peste del 1348. Le leggi sui poveri imponevano lavori forzati a tutti coloro che erano abili al lavoro, contrastavano il vagabondaggio e lo spostamento della manodopera. Oggi seppur formalmente non obbligata, una buona parte della popolazione greca lavora letteralmente per sfamarsi e non è economicamente in grado di emigrare (chi poteva è già andato via da anni).

Alcuni, i più fortunati, ricevono uno stipendio con ritardi di oltre 7 mesi e in molti casi solo in parte in forma economica, mentre il resto viene pagato attraverso servizi complementari come dormire in un albergo, o coupon per la benzina. La tredicesima e quattordicesima per la stragrande maggioranza dei greci è ormai pura illusione.

Dal 2011 ad oggi in Grecia sono rimasti aperti poco più della metà dei negozi presenti nel periodo pre-crisi. Non mancano licenziamenti collettivi nel settore statale e per quelli rimasti gli stipendi sono all’osso, tutto quello che potevano togliere è stato tolto. Le pensione sono state ridotte del 25%, anche quelle più basse e tutto quello che poteva essere privatizzato (spiagge e isole incluse) è stato già venduto[1].

Non ci crederete, ma i lavoratori pagati con buoni pasto, gli statali che guadagnano qualche centinaio di euro e i poveri pensionati sono i “fortunati” della crisi, infatti il tasso di disoccupazione in Grecia è al 27% e quello giovanile viaggia sull’ordine del 60%. I pochi giovani che trovano lavoro sono spesso assunti con contratti mensili (i nostri precari sono privilegiati) e le paghe sono da fame: più o meno 1,8 euro l’ora, non manca molto ad arrivare ai 40 centesimi dei stabilimenti nel Guangdong in Cina.

Tabella 1 – Tasso di disoccupazione in Europa

Paese 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013
Francia 8,0 7,4 9,1 9,3 9,2 9,8 10,3
Germania 8,5 7,4 7,6 7,0 5,8 5,4 5,2
Grecia 8,4 7,8 9,6 12,7 17,9 24,5 27,5
Italia 6,1 6,7 7,8 8,4 8,4 10,7 12,2
Olanda 3,6 3,1 3,7 4,5 4,4 5,3 6,7
Regno Unito 5,3 5,6 7,5 7,8 8,1 7,9 7,6
Spagna 8,2 11,3 17,9 19,9 21,4 24,8 26,1
Stati Uniti 4,6 5,8 9,3 9,6 8,9 8,1 7,4
Unione Europea (28 paesi) 7,2 7,0 8,9 9,6 9,6 10,5 10,8

Fonte: Elaborazioni dati Eurostat 2015.

Tabella 2 – Tasso di disoccupazione Under 25’ in Europa

Paese 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013
Francia 19,5 19,0 23,6 23,3 22,6 24,4 24,8
Germania 11,8 10,4 11,1 9,8 8,5 8,0 7,8
Grecia 22,7 21,9 25,7 33,0 44,7 55,3 58,3
Italia 20,3 21,3 25,4 27,8 29,1 35,3 40,0
Olanda 7,0 6,3 7,7 8,7 7,6 9,5 11,0
Regno Unito 14,3 15,0 19,1 19,8 21,3 21,2 20,7
Spagna 18,1 24,5 37,7 41,5 46,2 52,9 55,5
Stati Uniti 10,5 12,8 17,6 18,4 17,3 16,2 15,5
Unione Europea (28 paesi) 15,7 15,8 20,1 21,2 21,6 23,1 23,6

Fonte: Elaborazioni dati Eurostat 2015.

Insieme all’Italia, la Grecia è uno dei pochi paesi che non dispone di una tutela di base strutturata (sussidio di disoccupazione o reddito minimo), questo nonostante dedichi alle politiche di sostegno al reddito buona parte delle risorse dedicate alle politiche del lavoro.

Tabella 3 – Distribuzione delle risorse dedicate alle politiche del lavoro (in milioni di Euro)

Strumenti di politica del lavoro 2008 2009 2010
Servizi pubblici per il lavoro 26,9 23,8 23,8
Formazione 209,7 39,7 39,4
Incentivi occupazionali 85,6 240,9 240,9
Creazione diretta al lavoro 20,9 : :
Incentivi per Start-up 19,0 217,5 217,5
Totale politiche attive 335,5 498,2 497,9
Ammortizzatori sociali (di varia natura) 1103,9 1615,1 1613,4
Pre-pensionamento. 0,2 0,1 0,1
Totale 1466,6 2137,4 2135,4

Fonte: Elaborazioni dati Eurostat 2015 (2010 ultimo anno disponibile).

La Grecia presenta il rischio di povertà peggiore dell’Eurozona (circa 35%), in tema di esclusione sociale sembra di essere in una zona di guerra: le file dei disperati per gli alimenti è sempre più lunga, il tasso di povertà dei bambini greci è al 30%, approssimativamente il doppio di quello italiano.

In Grecia tra il 2008 e 2010 la mortalità infantile è cresciuta del 43 per cento, il sistema sanitario è al collasso, il modello ormai è sempre più identico a quello assicurativo americano, ma senza riforma Obama o meccanismi di tutela come il programma Medicare per gli anziani, alcune case farmaceutiche hanno interrotto le forniture di farmaci a causa delle insolvenze.

Neppure il divertimento si salva da questa crisi, l’Aek Atene ha dovuto rinviare una gara perché non aveva i soldi per stampare i biglietti e il sindacato dei calciatori ha bloccato la Serie A greca per protestare contro il mancato rinnovo delle assicurazioni sugli infortuni, mentre il Paok di Salonicco rischia di essere estromesso dalle coppe europee per via dei conti in rosso.

E’ queste non sono le notizie peggiori: infatti il dramma per la Grecia, come per l’Italia, è l’entità del proprio debito pubblico, ovvero il 170 % rispetto al PIL, significa essere ad un passo dal default, inutili sotto questo aspetto gli iaiuti da 130 miliardi di euro inviati da Bruxelles, hanno semplicemente rimandato il fallimento della penisola ellenica di qualche anno.

Tsipras si trova un paese in macerie, all’interno di una recessione globale tutt’altro che conclusa, basti pensare a quanto succede in Russia o Medio-Oriente dove i segnali sono tutt’altro che positivi, come e dove potrà trovare i miliardi necessari per rilanciare il paese ? Molto probabilmente non li troverà.

Avendo realizzato l’alleanza con la destra per governare, sono a rischio anche eventuali riforme etico/culturali, le uniche cose che poteva fare, perché per quanto riguarda il tema economico il suo paese non è in grado di contrattare nulla con le istituzioni internazionali: l’industria manifatturiera è inesistente; innovazione e sviluppo restano utopie; non dispone di materie prime; Turchia e Italia le hanno scippato eventuali ruoli strategici di condotto/filiera degli idro-carburi verso l’Europa continentale.

A ciò aggiungo, (non pensateci nemmeno) che il “turismo” non è la panacea di tutti i mali, anche se sfruttato al massimo (in molte Isole è già alla saturazione), non esci dalla crisi e soprattutto da un debito pubblico di tale entità.

A mio giudizio, considero ridicoli i commenti che indicano la Troika come la responsabile della tragedia greca, proprio noi italiani dovremmo imparare che essere gestiti da politici incapaci di realizzare scelte economiche impopolari comporta nelle generazioni future cause devastanti.

Dov’erano i greci quando ai tempi delle olimpiadi di Atene del 2004, tutti gli analisti economici al mondo (gli stessi che oggi chiamiamo Troika) evidenziavano come i conti del loro governo non tornavano, le leggi di stabilità erano una farsa (pensavano di far quadrare i conti con il pedaggio autostradale, il pedaggio autostradale !), che il sistema si sosteneva su un debito pubblico che prima o poi sarebbe scoppiato.

Troppo comodo prendersela con la Germania (assurde e irrealizzabili le richieste di risarcimento per la II guerra mondiale), il Fondo Monetario Internazionale o la Banca CentraleEuropea, se oggi la Grecia è messa male deve prima di tutto fare i conti con le pessime scelte politiche del suo passato, esattamente come l’Italia.

Nelle conclusione, non vorrei certo finire per uno che difende la Troika, anzi risulta palese a tutti che il programma di austerità imposto alla Grecia letteralmente è stato un fallimento, non solo il paese non si è ripreso, ma si presenta al mondo in macerie. Il fallimento è nello stesso principio neo-liberale di creare maggiore flessibilità, riduzione della spesa pubblica e liberalizzazione sfrenata e che questo avrebbe contribuito a creare nuova domanda del lavoro, ecco la Grecia è la dimostrazione esistente che questo assunto fa acqua da tutte le parti. La sinistra non doveva vincere in Grecia, ma in Germania e forse, dico forse, con i vecchi e “rottamati” modelli Keynesiani di domanda pubblica finanziati da Eurobond i paesi del Sud si possono ancora riprendere, in alternativa preparatevi ad un nuovo Statute of Mediterranean

[1] Quanto segue sulla situazione economica greca è la sintesi di vari contributi presenti sul sito Keep Talking Greece, vedi link: www.keeptalkinggreece.com.

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One comment

  1. Nella prima parte del suo articolo ha fotografato bene la situazione economico sociale greca, ma poi non riesce a spiegare perchè “La vittoria di Tsipras non cambierà le sorti della Grecia”.

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