Articolo 18: la riforma può essere utile solo se semplifica le regole

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Giampiero Falasca

Dopo la legge delega, nel giro di pochi giorni, il Consiglio dei ministri dovrebbe approvare lo schema di decreto legislativo che tradurrà in norme dettagliate il progetto di riforma dei licenziamenti. Dalla scrittura di questa normativa, considerata la carica estremamente simbolica che è stata data al tema dei licenziamenti, dipenderanno le sorti – anche mediatiche – del JobsAct.

Per scrivere bene le nuove regole bisognerà fare tesoro degli errori del passato. La riforma Fornero ha introdotto un modello perfettamente sovrapponibile a quello contenuto nella legge delega appena approvata dal Parlamento: prevedeva un ruolo quasi esclusivo della tutela indennitaria per i licenziamenti economici, e aspirava a delimitare con precisione i casi di reintegra per i licenziamenti disciplinari. Il problema – abbastanza prevedibile sin dall’inizio – cui è andata incontro quella legge è l’eccesso di complessità; i concetti generali appena ricordati si sono tradotti norme tecnicamente molto sofisticate, non sbagliate ma complesse. E in questa complessità sono germogliate le oscillazioni giurisprudenziali e la conseguente sensazione di incertezza che la nuova disciplina, seppure modernizzata, ha continuato a comunicare.

Sarà poi essenziale sfuggire alla tentazione di reinventare dall’inizio tutto il sistema; il mercato del lavoro farebbe fatica a digerire un intervento “pesante” su una materia dove gli operatori hanno ormai prassi e regole consolidate. Quello che funziona – ad esempio, la conciliazione preventiva – potrà essere migliorato, ma non dovrà essere stravolto.

Ci vorrà, poi, anche il coraggio di fare delle scelte. La legge Fornero ha pensato di velocizzare il processo del lavoro (già veloce di suo) mediante l’introduzione di un “rito sommario” che, di fatto, ha allungato le liti: oggi ci sono quattro gradi sostanziali, con aumento dei tempi e dei costi.

Basterebbe cancellare questo rito e defiscalizzare completamente le somme pagate per un titolo conciliativo dopo il licenziamento e prima della causa, per svuotare le aule di tribunale. Un intervento legislativo su questo tema potrebbe essere fatto in tempi brevi

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