CIGS: tempi lunghi per l’approvazione, è necessario che il JobsAct intervenga

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Alessandro Rota Porta

Si abusa spesso del termine “riforma” ma sarà difficile poter sperare di avere un sistema del lavoro evoluto, nel momento in cui a venir meno sono le regole basilari di funzionamento dello stesso. Un esempio, dagli effetti pesanti, è quello riferito alla Cassa integrazione.
Il sempre più ingente ricorso a queste procedure sta creando non poche difficoltà alle imprese: non solo per la fase di crisi che si affronta durante queste situazioni ma anche per l’iter necessario ad ottenere l’approvazione delle domande. Infatti, tutte le istanze di integrazione salariale straordinaria necessitano dell’autorizzazione ministeriale, che avviene con l’emanazione di un apposito decreto. Fino a quel momento, il datore di lavoro si trova in una sorta di limbo: pur potendo dar luogo alle sospensioni dei lavoratori, deve gestire anche gli aspetti finanziari correlati.
Ecco, allora, che diventano fondamentali le tempistiche necessarie per questi passaggi. Ad esempio – nel caso della Cigs – la fase autorizzativa dovrebbe portare all’emanazione del decreto di concessione da parte del ministero nel termine di 30 giorni dalla ricezione della domanda, ovvero con tempistiche un po’ più lunghe in alcune ipotesi: si sale a 60 giorni nei casi di ristrutturazione, riorganizzazione o conversione aziendale per i periodi successivi ai primi 12 mesi (90 giorni per le imprese con più di 1.000 dipendenti).
A causa dell’elevata mole delle domande, il dilatarsi di questi tempi causa notevoli problemi alle aziende e ai lavoratori. In particolare, i primi, dovendo attendere l’emanazione del Dm di concessione per poter presentare all’Inps la specifica domanda di autorizzazione, non possono porre a conguaglio le somme riferite ai trattamenti anticipati agli aventi diritto (recuperando le stesse).
Le criticità ricadono invece sui lavoratori qualora il datore di lavoro abbia richiesto il pagamento diretto del sussidio da parte dell’Inps, a causa di comprovate difficoltà di carattere finanziario: in questa fattispecie, l’Istituto non potrà corrispondere gli importi finché non sia stato emanato il decreto ministeriale.
Peraltro, se la pratica viene presa in carico dagli uffici competenti dopo molto tempo rispetto alla domanda ed emergono problematiche che portano al diniego della stessa, l’allungamento dei tempi può compromettere la tenuta stessa dell’azienda.
Il restyling degli ammortizzatori sociali previsto dal Jobs Act contiene anche un intervento su questa materia: l’auspicio è che – oltre a riordinare il sistema normativo – si riesca davvero ad ottimizzare anche la gestione delle procedure.

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