Nuovo articolo 18: tutto cambia perché nulla cambi

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(Da Quotidiano del lavoro, Il Sole 24 Ore, Giampiero Falasca)

Di fronte all’emendamento del Governo sulla nuova disciplina dei licenziamenti, Tomasi di Lampedusa avrebbe gioco facile a dire che tutto deve cambiare affinché nulla cambi.
Questa è la prima sensazione che desta una norma di delega che, nella struttura, ricalca fedelmente la tripartizione dei regimi intorno a cui ruotava – e ruota ancora – la normativa introdotta da Elsa Fornero nel 2012.
Come quella normativa, infatti, la riforma proposta oggi dal Governo prevede essenzialmente tre tipologie di sanzioni; i licenziamenti economici, nella nuova disciplina saranno sanzionati solo con l’indennizzo economico, esattamente come accadeva in precedenza. Vi è una piccola differenza, ma pare più formale che sostanziale: prima si diceva – con una frase priva di senso – che il licenziamento economico “manifestamente infondato” doveva essere sanzionato con la reintegra, nella nuova disciplina verrà meno questo riferimento. Ma nessuno potrà impedire al giudice di considerare come simulato un recesso economico e, di conseguenza, applicare un regime più severo di quello indennitario.
Non è del tutto chiaro se per questo licenziamento c’è da aspettarsi una ulteriore novità in merito all’indennizzo economico; si dice nella delega che deve essere “certo” e proporzionato all’indennità. C’è da sperare che si voglia modulare il sistema attuale, senza stravolgimenti inutili su una disciplina che sta funzionando molto bene.
La seconda tipologia di sanzioni, quelle applicabili ai licenziamenti nulli o discriminatori, non cambia, mentre ancora è nebuloso il futuro dei licenziamenti disciplinari, che oggi – al contrario di quelli economici – non sono retti da una normativa chiara.
Si pensa di tipizzare i casi che daranno diritto alla reintegra, ma non si dice ancora come; c’è da sperare che le fantasiose ipotesi circolate in questi giorni (come il rinvio a un concetto assolutamente impreciso quale l’addebito di un comportamento perseguibile penalmente a querela d’ufficio) vengano abbandonati, a fronte di una scelta ben più semplice.
Basterebbe, in particolare, cancellare il rinvio alle tipizzazioni dei ccnl, che non ha funzionato, e lasciare la reintegra ai soli casi in cui al lavoratore è stato addebitato un fatto materialmente inesistente.
Del tutto neutra e, anzi, positiva, l’ulteriore novità circa il restringimento dei termini per impugnare i licenziamenti, ne guadagna la certezza del diritto.
Da ultimo, un’osservazione circa la scelta di modificare la delega: i dubbi di chi, come chi scrive, temeva che la riforma non poggiasse su basi solide per mancanza di una delega specifica possono finalmente essere accantonati, grazie all’emendamento di ieri.
C’è ancora molto tempo per lavorare sulla delega, sarà importante farlo con attenzione, sfuggendo alla suggestione di voler reinventare, ancora una volta, tutto il sistema. Servono poche norme, semplici e di immediata e certa applicazione.

Ecco il testo della norma

escludendo per i licenziamenti economici la possibilità della reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro, prevedendo un indennizzo economico certo e crescente con l’anzianità di servizio e limitando il diritto alla reintegrazione ai licenziamenti nulli e discriminatori e a specifiche fattispecie di licenziamento disciplinare ingiustificato, nonché prevedendo termini certi per l’impugnazione del licenziamento >

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One comment

  1. Condivido soprattutto le ultime parole. Io rievocherei anche le “grida” di manzoniana memoria viste le quantità di riforme e controriforme del diritto del lavoro fatte negli ultimi anni. Più leggi più confusione. Meno leggi, piu chiarezza e certezza del diritto. Le leggi devono essere poche e chiare, Montesquieu docet. Comunque si spera si ripresenti un altro illuminismo giuridico, che presuppone, tttavia, dei governanti illuminati.

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