Nuove tecnologie e diritto del lavoro: il “gettone nell’iphone” è l’art. 4, non il 18, dello Statuto

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Il lavoro di continuo adeguamento delle regole al progresso tecnologico compiuto dal Garante Privacy si rivela ogni giorno più importante per il sistema economico e produttivo. Pensare di costruire norme capaci di disciplinare i problemi che nascono dalle migliaia prodotti che ogni giorno vengono immessi sul mercato è utopistico: bisogna avere un metodo di produzione delle regole che accompagni l’innovazione tecnologica.

Questo metodo – come si vede dall’ultima decisione relativa agli smartphone utilizzati per i tecnici di una società telefonica – è quello che informa il sistema della privacy, ed è quello che consente di aggiornare quotidianamente le regole, mantenendone fermi i principi ma aggiornando costantemente la loro applicazione.

Lo stesso dinamismo non si riscontra nel diritto del lavoro, l’altra branca del diritto che viene continuamente sollecitata quando si parla dell’utilizzo di nuove tecnologie in azienda.

Lo Statuto dei lavoratori è fermo ad una norma – l’articolo 4 – costruita quando l’unica (o quasi..) forma di controllo a distanza del lavoratore tecnicamente possibile era la telecamera.

La stessa norma disciplina oggi un mondo dove la geolocalizzazione è un elemento tipico di qualsiasi telefono aziendale: quando Matteo Renzi ha utilizzato la metafora del gettone nell’Iphone, avrebbe potuto citare questa norma, prima ancora dell’articolo 18, come esempio di archeologica legislativa.

Non sono messe bene neanche le relazioni industriali: il sistema dell’autorizzazione preventiva curata dal sindacato non ha, in tanti anni di vigenza, favorita la crescita di buone prassi applicative né ha prodotto una cultura della privacy capace di adattare le norme ai cambiamenti tecnologici.

Nell disegno di legge delega di riforma del mercato del lavoro si ipotizza un intervento in materia, ma ancora non sono chiare le modalità di intervento; c’è da sperare che la delega produca un pacchetto di regole, legislative e collettive, dinamiche, capaci cioè – come succede con il codice privacy – di essere applicate a fenomeni e situazioni tecnologiche che cambiano ogni giorno.

 

Giampiero Falasca, Il quotidiano del lavoro – Il Sole 24 Ore

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