Dopo poche settimane di vita, è già tramontata la piccola grande riforma della negoziazione assistita per le conciliazioni di lavoro. Il decreto giustizia conteneva una norma che conferiva all’accordo raggiunto dagli avvocati, nell’ambito della procedura, un valore analogo a quello delle conciliazioni raggiunte in una delle c.d. sedi protette previste dalla legge. La novità è stata subito al centro delle critiche. L’obiezione principale era di tipo tecnico: c’era il timore che l’accordo tra le parti, seppure raggiunto con l’aiuto dei legali, non fosse una garanzia sufficiente per evitare possibili abusi. Dietro questo tipo di critica, si sono mosse spinte molto diverse tra loro ma tutte convergenti verso l’obiettivo di far naufragare la novità: la paura, per i “conciliatori” storici, di perdere un importante volume di lavoro, la richiesta di alcune categorie di svolgere anche loro, come gli avvocati, un ruolo nella procedura, i dubbi tecnici connessi ad una norma che certo non brillava dal punto di vista della scrittura. Una somma di buone ragioni ha, tuttavia, prodotto un risultato che non può essere qualificato come positivo. Il senso ultimo della negoziazione assistita era quello di eliminare un passaggio formale e, ormai, del tutto privo di significato sostanziale – la conciliazione di lavoro – affiancandolo con forme più moderne di soluzione delle controversie. E’ mancato il coraggio di proseguire su questa strada, e pertanto torniamo al sistema attuale, nel quale le parti di una lite di lavoro trovano un accordo (esattamente come nella negoziazione assistita), e poi devono – spendendo soldi, tempo ed energie aggiuntive – preoccuparsi di convalidare quell’accordo presso sedi e commissioni esterne all’azienda e al rapporto di lavoro. Non che la negoziazione assistita fosse perfetta: la procedura era farraginosa e troppo lunga, la riserva esclusiva in favore degli avvocati alimentava il timore di favoritismi professionali. Ma tutto quello che riduce il peso procedurale e burocratico nella gestione del lavoro andrebbe incentivato e sperimentato, perché il mercato del lavoro ha un bisogno estremo di essere semplificato e snellito

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