Articolo 18, i giuslavoristi commentano la “mini-riforma” annunciata ieri

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Claudio Tucci, Il Sole 24 Ore

Se l’esigenza è la certezza del diritto per imprese e lavoratori l’annuncio, ieri, di Matteo Renzi di voler mantenere la reintegra per i licenziamenti disciplinari rischia di non cogliere appieno l’obiettivo. Questo perchè non ci si discosterebbe poi molto dalla legge Fornero e soprattutto non si supererebbe la discrezionalità dei giudici che potrebbero sempre interpretare le motivazioni di un licenziamento (e quindi non si potrebbe mai prevedere cosa succederà in caso di annullamento dell’atto di recesso).
Attualmente, infatti, dopo la legge 92, se il giudice annulla un licenziamento disciplinare possono scattare due diverse sanzioni: se il fatto non sussite per nulla (esempio il lavoratore non ha rubato il pc aziendale)oppure è sanzionato dal contratto collettivo di lavoro con sanzioni conservative scatta la reintegra più una indennità fino a 12 mesi; negli altri casi si paga solo una indennità che può arrivare anche a 24 mesi.
Da quanto si apprende il premier starebbe pensando a una sorta di casistica delle ipotesi (le più macroscopiche) in cui, nei licenziamenti disciplinari, resterebbe in piedi la tutela reale dell’articolo 18. Ma anche qui la differenza con l’attuale normativa sarebbe minima; e peraltro «l’esperienza dimostra che le tipizzazioni sono chimere nel diritto del lavoro, quando si fissano regole diverse per casi simili prolifera sempre la discrezionalità – ha sottolineato il giuslavorista Giampiero Falasca -. Una vera certezza applicativa pertanto si raggiungerebbe solo prevedendo la stessa sanzione per qualsiasi tipo di licenziamento illegittimo; se non si va in tale direzione, tanto vale mantenere la norma vigente, cercando di migliorare i testi dei contratti collettivi».
Inoltre, nei licenziamenti disciplinari, «c’è la valutazione del notevole inadampimento e ciò lascia al giudice la più totale discrezionalità, che è il limite di oggi della legge Fornero», ha aggiunto Roberto Pessi, professore di diritto del lavoro alla Luiss di Roma.
Del resto prima della legge 92 il vecchio articolo 18 dello Statuto dei lavoratori prevedeva una sola sanzione in caso di licenziamento intimato in violazione dei limiti di legge: la reintegra nel posto di lavoro e il risarcimento del danno in misura pari alle mensilità dal licenziamento alla reintegra, con il minimo di cinque. E per il giudice si trattava di una scelta obbligata (solo il lavoratore poteva convertire la reintegra in un indennizzo monetario). La legge Fornero ha previsto una gradazione delle sanzioni, marginalizzando la tutela reale. Ma ha avuto il gran difetto di essere tecnicamente molto complessa e troppo interpretabile. Oggi infatti l’articolo 18 prevede una serie di opzioni: in caso di licenziamento discriminatorio (reintegra più risarcimento integrale), in caso di disciplinare (le due opzioni viste prima reintegra o indennizzo), in caso di licenziamento economico (motivo oggettivo) solo indennità fino a 24 mesi, ma reintegra più indennità se il motivo economico è “manifestamente insussistente”, nei licenziamenti collettivi, poi, se si violano i criteri di scelta: reintegra più risarcimento, negli altri casi solo indennità.
Dalle parole del premier sembrerebbe non cambiare nulla per i licenziamenti discriminatori (quelli cioè intimati per ragioni politiche, religiose, di genere, di credo religioso), con la reintegra piena, così come del resto è previsto in tutta Europa. La tutela reale, come detto, resterebbe anche per i licenziamenti disciplinari. Verrebbe invece meno solo per gli economici (già qui, peraltro, è stata fortemente limitata dalla legge 92).
Certo, resta da vedere cosa verrà poi scritto nei decreti delegati. Ma se la cornice resta questa, le novità sull’articolo 18 sarebbero poche. Peraltro, non è stato ancora chiarito se la tutela reale venga meno (come chiedono le imprese) anche per i licenziamenti collettivi (che purtroppo interessano l’industria). Sui licenziamenti discriminatori un possibile punto di compromesso lo avanza il giuslavorista di Sc, Pietro Ichino: «Si potrebbe conservare la reintegra per il caso di totale insussistenza della condotta denunciata, consentendo a entrambe le parti di optare per l’indennità risarcitoria sostitutiva della tutela reale». Oggi infatti tale opzione è ammessa solo per il lavoratore, entro i limiti delle 15 mensilità.

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