Jobs Act, e se l’unica cosa crescente fosse la diseguaglianza?

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Pasquale Siciliani

In un ipotetico futuro, dopo l’entrata in vigore della riforma Renzi meglio conosciuta come “Jobs Act”, quattro amici di vecchia data, Tizio, Caio, Sempronio e Mevio, si incontrano al bar per raccontarsi la loro vittoria in una causa che avevano intentato contro i rispettivi datori di lavoro da cui erano stati licenziati per giustificato motivo oggettivo.

I quattro amici facevano tutti lo stesso mestiere: impiegati presso un’azienda informatica con il medesimo livello di inquadramento e identico profilo professionale.

Tizio prende l’iniziativa: “ragazzi oggi pago io perché il mio avvocato mi ha fatto ottenere il massimo del risarcimento per licenziamento illegittimo: ben sei mensilità! La mia azienda, infatti, era sotto i quindici dipendenti e mi aveva assunto prima che la riforma entrasse in vigore. Potevo ottenere da 2.5 a 6 mensilità.”.

Interviene Caio: “Tizio lascia perdere, oggi offro io. Anche il mio avvocato mi ha fatto ottenere il massimo e anche io sono stato assunto prima che la riforma entrasse in vigore, ma la mia azienda aveva più di quindici dipendenti e ho ottenuto la bellezza di 24 mensilità!”.

A quel punto lo sconsolato Sempronio prende la parola: “Come vi invidio amici …. io sono stato assunto dopo la riforma ma licenziato molto prima che fossero trascorsi 3 anni e quindi l’art. 18 non si applicava al mio caso. L’avvocato è stato bravo ma mi hanno riconosciuto soltanto poche mensilità di risarcimento per via del meccanismo delle tutele crescenti. Lascerò quindi che siate voi a offrirmi da bere”.

E’ il turno di Mevio: “Signori, nessuno tocchi il portafoglio questa sera. Io, come Sempronio, sono stato assunto dopo l’entrata in vigore della riforma e anche io sono stato ingiustamente licenziato prima che fossero trascorsi tre anni. Ma il mio avvocato, davvero un grande, ha chiesto e ottenuto che i due contratti a progetto con cui mi avevano ingaggiato prima di farmi il contratto subordinato fossero dichiarati illegittimi e, in conseguenza, il mio rapporto di lavoro subordinato decorresse dalla data di stipula del primo contratto a progetto, avvenuto prima della riforma. Grazie a questo espediente ho ottenuto l’applicazione dell’art. 18 e il massimo del risarcimento, essendo i motivi del licenziamento palesemente inesistenti. Per farvela breve il giudice mi ha riconosciuto la reintegra più dodici mensilità. Optando per l’indennità sostitutiva alla reintegra sono riuscito a portarmi a casa 27 mensilità. Da bere per tutti!”.

 

Insomma, 4 amici, lo stesso lavoro, gli stessi problemi, 4 soluzioni diverse.

Siamo sicuri che gli investitori stranieri ci chiedono questo?

 

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One comment

  1. Ma l’attuale sistema con almeno 4 regimi diversi di tutela per lo stesso lavoratore sopra i 15 dipendenti a seconda della causale del recesso e del vizio, è semplice da spiegare ad un investitore straniero ? E 12 / 24 mensilità sono un range accettabile o tra la metà ed il doppio si dovrebbe avere qualche indicatore più certo che dei parametri di riferimento ?

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