Il Pil crolla: @matteorenzi, ripensiamo l’agenda?

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I dati sul crollo del Pil confermano la gravità della crisi che attraversa l’economia nazionale.
La grande energia messa da Matteo Renzi nel nuovo ruolo
non basta a smuovere le acque stagnanti del nostro sistema economico, e le tante riforme annunciate faticano a produrre effetti concreti: alcune sono rimaste sulla carta, altre sono state approvate solo in parte, altre ancora – quella del Senato – stanno monopolizzando i lavori del Parlamento.
La sensazione che produce questa continua carrellata di provvedimenti, approvati o solo annunciati, è quella di un Premier voglioso di fare, ma che segue un’agenda un po’ confusa.
Il triste dato del Pil potrebbe, allora, essere l’occasione buona per tirare le fila di questi primi mesi e fare il “tagliando” a una strategia che, per forza di cose (inesperienza, aspettative, situazione del paese) è stata avviata in maniera un po’ disordinata.
In particolare, il dato del Pil riporta al centro dell’agenda l’urgenza assoluta di risolvere l’unica grande questione capace di risollevare le condizioni di Paese: come migliorare la competitività del sistema Italia, per convincere le enormi masse di capitali che girano per il mondo a investire (o restare) nel nostro Paese.
Come si può arrivare a questo risultato? Le ricette sono tante, ma non possono prescindere da alcuni aspetti: un mercato del lavoro dotato di regole funzionanti (rimuovere, quindi, il “divieto di assumere” che governa il nostro diritto del lavoro), un costo del lavoro competitivo (ridurre quindi, in maniera seria, di almeno 4/5 punti, il costo del lavoro, usando i 30 miliardi di incentivi oggi dispersi in misure inefficaci), una giustizia civile rapida (fare in modo che chi ha un credito non debba aspettare anni per riscuoterlo, investendo in maniera importante sul numero dei giudici sul processo telematico e sulle strutture dalla giustizia civile, oggi allo sbando), e una pubblica amministrazione capace di autorizzare in tempi rapidi gli investimenti meritevoli (va bene lo Sblocca Italia ma la strada è ancora lunga, il caso Ikea – 10 anni per aprire – ci ha reso ridicoli agli occhi del mondo).
Insomma, per reagire al Pil che cala, bisogna avere l’umiltà di ripensare l’agenda rimettendo al primo posto quelle misure che possono invertire la rotta.
Se nel frattempo qualcuno porta avanti le riforme istituzionali e altre misure importanti, va benissimo: ma il nostro sogno è quello di vedere il Premier che, pancia a terra, combatte dalla mattina alla sera per far ripartire l’economia, dedicando ogni sua energia solo a questo tema, approfondendo i vari dossier e andando al cuore dei problemi, rinunciando alla tentazione di approvare “qualcosa” da dare in pasto all’opinione pubblica, ma prendendo di petto i nodi reali che bloccano il sistema.
Matteo Renzi è forse oggi l’unico politico che, per capacità, consenso ed energia personale, potrebbe dare una forte “spallata” a un sistema produttivo impaludato: sarebbe uno spreco troppo grande se rinunciasse a provarci.

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