JobsAct, se il buongiorno si vede dal mattino

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Andrea Morzenti

Mercoledì 7 maggio il Senato ha approvato, con modifiche, la legge di conversione del Decreto Legge n. 34/2014 (Decreto Poletti). Ora il decreto, che deve essere convertito in legge ordinaria pena la sua decadenza entro il 19 maggio, torna alla Camera per la terza lettura.

Mentre il sito lavoroimpresa.it ha ospitato e continuerà ad ospitare approfondimenti e commenti sulle varie novità introdotte, con questo breve scritto vorrei invece soffermarmi sul preambolo al decreto, introdotto con formulazioni molto diverse prima alla Camera e poi al Senato.

La Camera (o, meglio, la Commissione lavoro della Camera) ha approvato un testo di preambolo al decreto in cui si prevede(va) che le modifiche al contratto a temine (d.lgs. 368/2001) sono apportate:
i) nelle more dell’adozione di provvedimenti volti al riordino delle forme contrattuali di lavoro
ii) fermo restando che il contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato costituisce la forma comune di rapporto di lavoro.

Il Senato (o, meglio, la Commissione lavoro del Senato) ha modificato il preambolo prevedendo che
le modifiche al contratto a temine (d.lgs. 368/2001) sono apportate:
i) nelle more dell’adozione di un testo unico semplificato della disciplina dei rapporti di lavoro
ii) con la previsione in via sperimentale del contratto a tempo indeterminato a protezione crescente
iii) salva l’attuale articolazione delle tipologie di contratti di lavoro.

Risultano evidenti, nei due testi, le diverse impostazioni e le diverse visioni del mercato del lavoro che hanno i presidenti delle due commissioni lavoro: Cesare Damiano (Partito Democratico) alla Camera e Maurizio Sacconi (Nuovo Centrodestra ) al Senato; a cui si aggiunge, sempre al Senato, la visione del senatore Pietro Ichino (Scelta Civica), relatore del provvedimento (e così, la maggioranza parlamentare che sostiene il Governo è al completo).

Alla Camera si è infatti partiti dall’assunto che dovranno essere riviste le diverse forme contrattuali (le famose 40 forme contrattuali, tanto care al CGIL) e che la forma comune del rapporto di lavoro è, e deve rimanere, il contratto di lavoro a tempo indeterminato (Damiano, in sostanza, intendeva confermare quanto già inserito nel comma 01, dell’articolo 1, del d.lgs. 368/2001 quando era Ministro del Lavoro, norma che comunque non viene toccata dal provvedimento).
Al Senato è cambiato tutto: si prevede che dovrà essere adottato un testo unico semplificato dei rapporti di lavoro che dovrà contenere il contratto a tempo indeterminato con tutele crescenti e che, nel contempo, restano ferme le varie tipologie dei contratti di lavoro.

Ora, dato per assodato che il preambolo resta una “dichiarazioni di intenti” privo evidentemente di conseguenze giuridiche immediate e dirette, non dimentichiamo che il DL n. 34/2014 è il primo tassello del “Jobs Act” del Governo Renzi, cioè della riforma complessiva delle norme che regolano il nostro mercato del lavoro, che si compone – anche e soprattutto – di un disegno di legge delega già incardinato al Senato (Atto Senato n. 1428).

Ecco, se il buongiorno si vede dal mattino, cioè dal preambolo….

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