#Divietodiassumere: tanto pubblico e qualche buona idea alla presentazione del libro

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Grande successo di pubblico (tante persone purtroppo, a causa di una rigidità eccessiva e non prevista, sono addirittura rimaste fuori) alla presentazione di “Divieto di assumere – cambiare le regole per rilanciare il lavoro”, il nuovo saggio di Giampiero Falasca.

Riportiamo di seguito una trascrizione sintetica degli interventi degli ospiti intervenuti (Tiziano Treu, Michel Martone, Lucia Valente, Giorgio Santini, Oliviero Beha); è una nostra rielaborazione sintetica, non rivista dagli interessati e quindi necessariamente imprecisa.

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Un grazie speciale agli amici di HRCommunity che hanno dato un aiuto decisivo per la riuscita dell’incontro.
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Beha: Punto di partenza è un libro su questione lavoro. Contrariamente alla prassi comincio dall’autore. Sostanza e forma importante. E’ chiaro e si incentra su alibi e sull’urgenza…
Concetto di alibi traduzione del meccanismo con il quale si giustifica il processo del lavoro in italia con la crisi, urgenza, tempo. Esplicitamente Falasca allude al tempo, all’urgenza di fare determinate cose. Annunci e realizzazioni. Un libro che è non solo un faro sulla situazione lavoro ma una chiamata di correo. Assunzioni discusse o smentite.
Auguro al libro una vita lunga. Partiamo dal titolo, da trattare con rispetto. Divieto da parte di chi e per assumere chi?

Falasca: abbiamo discusso a lungo con l’editore, il titolo poteva sembrare pessimistico anche se è quanto percepiamo oggi. Il mercato del lavoro inteso come sistema di prassi e strutture comunica ostilità. E’ un titolo provocatorio. Ho visto delle slide di una multinazionale che diceva che il loro stabilimento italiano va bene, è in attivo, le persone sono state premiate, ma chiudono. Perchè questo accade? Non c’è solo la crisi, si creano regole e procedure per far scappare capitali e investimenti. Cito altro esempio. La mia amica Lucia Valente sa cosa sta succedendo presso i suoi uffici, un continuo di casse integrazioni in deroga. Decine di persone in fila, processi complessi. Stuoli di consulenti, personale, tuti a seguire regole passaggi e comunicazioni non amichevoli. Abbiamo visto un barlume di speranza recentemente ma sospendiamo il giudizio, non ci fidiamo di nessuno.

Beha: sistema paese fondato sul divieto. Chiediamo a Treu cosa ne pensa. Lunghi capitoli sulle mansioni nel libro.

Treu Valente Falasca Beha

Treu: (ridendo) Falasca allievo degenere! Bella platea, con tanti giovani, mi fa piacere. Due cose generali susl libro. Questo libro è diverso dal solito. Negli ultimi anni reiterazione degli interventi e i giuristi ci hanno messo del loro. Questo libro è conciso. E anche diverso e si differenza da altri testi pieni di lagne. Pagine e pagine di conflitti ideologici. Giuristi che accusano il formalismo delle leggi. Falasca invece anche se giurista e avvocato ha scritto un libro che si legge molto bene. Titolo provocatorio, formule esuberanti ma messaggio di fondo giusto ed equilibrato.
Il sottotitolo mi fa sorgere qualche domanda, in quanto le regole di per se non servono, ma da sole possono essere un repellente per gli investitori e questo è il messaggio che voglio prendere. Serve rendere conveniente ed accessibile l’assunzione. Dai giuristi non viene molto seguito. Ad esempio sul Job act. Aver abolito la clausola della causale, ovvero vietare di assumere se non hai un motivo, apre la strada. Poi bisogna vedere come la si usa. Vediamo di rendere utile e conveniente l’assunzione per tempi lunghi. Non proibizioni, non regole strette ma convenienze. Il principio della semplificazione. Parola d’ordine flessibilità. Ma anche semplificazione, un groviglio di regole che rendono difficile raccapezzarsi. Semplificazione come strumento potente per migliorare la situazione. La delega. Nei casi specifici esaminati nel testo ci sono dati che di solito non si trovano. Una delle difficoltà oltre la proibizione è l’incertezza. La reiterazione delle leggi è fattore di caos. Oppure le leggi fatte a metà, poi seguite da decine di decreti attuativi. Se una legge semplice ha 150 decreti attuativi si complica tutto. Secondo motivo di incertezza è il conflitto di competenze regioni stato. Nella materia del lavoro questo ha confuso la situazione degli ultimi 15 anni anche se non sembra un problema decisivo. Poi problema della implementazione. Ovvero cambiamo le cose troppo spesso, non si sa mai come la pensiamo e anche quando si capisce poi mancano gli strumenti attuativi (leggi su servizi all’impiego). Sono uguali a quelle scritte in Scandinavia ma non funzionano. Manca la parte dei servizi all’impiego. Come la facciamo funzionare? In Germania abbiamo 115 mila dipendenti che si occupano di servizi all’impiego. E qui come facciamo a farla funzionare? La PA si deve occupare di trovare un modo per occuparsi di servizi pubblici. E qui obietto quanto scritto da Falasca che dice che ci abbiamo dedicato tante risorse. Sono poche risorse e spese male. Ultima cosa, Falasca da buon avvocato indica una serie di operazioni giudiziarie esorbitanti. Problematicità anche degli interpelli, È vero ed è un problema. È solo un problema del legislatore o c’è un problema di coerenza dei giudici? Sull’art 18 i giudici ci hanno messo del loro per complicarla. Con una situazione giudiziaria incerta il mercato del lavoro non si fida e noi invece vorremmo fidarci.

Falasca Beha Martone

Beha: Non abbiamo potuto parlare male dei giudici per 20 anni per non dare ragione a Berlusconi, Lucia valente, Assessore al lavoro della Regione lazio, mi sono segnato alcune cose.Paghiamo una cifra esorbitante di contributi da datore di lavoro, e rendo complicato fare il datore di lavoro.

Valente: ho letto il libro del mio amico Giampiero con interesse perché mette in evidenza le difficoltà da pratico del diritto del lavoro. Mette in evidenza l’esigenza della semplificazione sulla quale ci dobbiamo interrogare però. Falasca propone alla fine di ogni capitolo, ma le proposte sono difficili da attuare. Sulla burocrazia dobbiamo fare un altro libro. Si possono avere le idee migliori ma devono essere attuate. Si fa una fatica enorme. Quanto al problema del costo del lavoro, questo governo dovrebbe lavorare sull’abbattimento del cuneo fiscale. Tornando ai temi di mia competenza, abbiamo scritto la legge sui tirocini e l’abbiamo accompagnata all’osservatorio regionale, da novembre sono stati sottoscritti 3500 tirocini a circa 900 euro. Ora viene utilizzato per compensare il costo del lavoro e adesso faccio partire le ispezioni sul lavoro. Ma alternativa qual e? Il lavoro nero? I mini job? Io questi li preferisco al lavoro nero o grigio. Giampiero fa la conta di tutti i lavori e la difficoltà del lavoratore. Condivido questo approccio, io sto provando a fare qualcosa. Ho chiesto di togliere tutti i paletti alla direttiva per accogliere imprenditori da altre regioni o chi vuole offrire servizi. Se facciamo così però leviamo lavoro ai burocrati. Va fatta un’opera enorme non solo nella giurisprudenza ma anche nella burocrazia. Poi se le leggi sono fatte male e per creare il contenzioso, l’attività di interpretazione, tipica del giurista, trova terreno fertile. Faccio l’esempio della legge sui call center. Bisogna immaginare l’applicazione pratica. L’interpello, una questione tutta italiana. Bisogna puntare molto sulla chiarezza. E non sono d’accordo sulle critiche al codice semplificato. Io vorrei un codice organico. Se il lavorista non conosce la stratificazione normativa … E non parliamo della situazione a livello comunitario.

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Beha: diceva Brecht che la verità è concreta, quindi la norma deve essere chiara? Una domanduccia facile facile per Michel Martone: Che ne pensa della cancellazione del rito Fornero?

Martone: Leggete questo libro perché lo condivido. Perché sono cose di buon senso per chiunque come noi che fa il giuslavorista fa una fatica e lo trovi ironico, poi autoironico, ora penso che vorrei tornarmene all’estero da dove vengo. Ira e rabbia, perversioni di una piccola classe di burocrati che hanno difeso in maniera mirabile il loro orticello (e noi ci abbiamo pescato) che fanno male al paese.
Il rito Fornero andrebbe abolito, è un quarto grado di giudizio. Quando ero al Governo ho provato a fare qualcosa, ho recepito la direttiva sulle causali della somministrazione, che oggi finalmente sono state abolite in via generale, sono un errore dell’ordinamento. Durante la mia esperienza da Vice Ministro ho vissuto l’infermo per cercare di semplificare. Quando sei nel mezzo delle cose girare la macchina è difficilissimo. Oggi dobbiamo ovviare ad alcuni eccessi burocratici. Chi vuole lavorare nom può, chi ha un lavoro non fa. C’è un problema dei servizi dell’impiego, abbiamo le strutture ma non è chiara la funzione. Così emergono rabbia, nervosismo, depressione. Faccio un paradosso: se la metà delle proposte di questo libro venissero attuate, che un giorno saremo condannati a trovare un altro mestiere, perchè finalmnente avremmo una reale semplificazione.

Valente: tema della precarietà è serissimo. I giudici spesso danno interpretazioni diverse, in quanto le norme non sono chiare. C’è il rischio che qualcuno si faccia carico dell’esigenza di dare lavoro e, soprattutto nei luoghi depressi, abbia la tentazione di sostutirsi al datore di lavoro, decidendo per lui. È importante semplificare.

Martone: Il Paese è connivente con sfarinamenti culturali dove ci vorrebbe maggiore buon senso comune. Mi piace il job act. Tifo per questo governo. Sano pragmatismo che mi piace. Mi convince di meno quando a fasce si riduce lo stipendio ai dirigenti. Si sta spalmando su tutti per risparmiare, bisogna valutare e giudicare i nostri dirigenti. Problema di capacità di valutare, distinguere e entrare nel merito.

Beha: i due poli alibi e urgenza si riaffacciano. Ma chi pensa davvero di essere andato avanti solo con merito?

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Treu: questione della cultura nazionale e responsabilità. Le classi dirigenti hanno la loro responsabilità. Formazione storica e ipergiuridica. Dopo le prime leggi Bassanini volevamo semplificare, poi gli interventi sul merito e sul controllo… Questa educazione non ha avuto delle reazioni. Però dico che dovremmo fare qualcosa sui burocrati. Cerchiamo di distinguere. Merito e semplificazione. Si possono fare degli interventi per rendere intellegibili le normative. Ci vuole tempo. Lavoriamo sulle procedure e adempimenti con Giampiero. Se gli adempimenti formali vengono ridotti anche utilizzando anche gli strumenti informatici, aiuterebbe. Altra cosa andare verso i piccoli lavori. In Germania erano pagati poco e hanno introdotto il salario minimo. Parliamo di easy jobs. Tutti i lavori piccoli li rendiamo semplici con il voucher. Aboliamo intermittenze, partite viva, etc tutto lavoro per i burocrati. Se abbiamo tante tasse sul lavoro dobbiamo risolvere. Il peso non deve andare sul lavoro ma su altro. I paesi nordici pagano col fisco le pensioni. Renzi ha cominciato a dire di tassare le rendite e apriti cielo.

Falasca: riporto il messaggio del collega Panici sul decreto legge n. 34. Poi voglio dire qualche parola conclusiva. Il capitolo sui giudici non deve essere frainteso, io penso che i Giudici siano lasciati soli dal legislatore, con norme impossibili da essere interpretate in maniera uniforme. Penso poi che il caso Schettino abbia messo in luce un fatto che denunciamo dal 2012: il rito Fornero ha fallito, dovrebbe essere abolito con urgenza. Certo, ci sono pronunce che lasciano a bocca aperta, come quella recente sul lavoro intermittente. Non c’è più certezza delle regole, ma un segnale di speranza viene dal decreto 34 sul quale voglio dare un giudizio equilibrato. Sposo le idee sul lavoro a termine, ma vuole una tecnica legislativa diversa dal passato, che ancora non vedo. Ci sono nel decreto troppi errori sostanziali importanti che ne potrebbero ridurre la carica innovativa. Non bisogna solo annunciare le norme e portare avanti idee di semplificazione, ma bisogna arrivare fino in fondo, curando i dettagli. La Vedo come segnale positivo la marcia indietro sulla apprendistato, perchè non ha senso approvare leggi che già nascono incostituzionali. Se la conversione del decreto ci darà una normativa chiara e semplice vedremo un raggio di speranza. Il decreto però non risolve i problemi, c’è un problema irrisolto di urgenza. Il fatto di usare una legge delega significa rischiare di perdere un altro paio di anni. Dobbiamo sbrigarci e fare prima, altrimenti non toglieremo mai il cartello “divieto di assumere” sul nostro mercato del lavoro.

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