Mauro Soldera

Le discussioni interne al settore delle Agenzie per il Lavoro, movimentate dal recente Decreto 34, mi hanno portato nei giorni scorsi a sollevare una considerazione generale, con l’intento di “distrarre” l’attenzione da un approccio di solo dettaglio sulle ultime novità normative – per quanto anch’esso importante.
Con la convinzione che una nuova più ampia prospettiva possa racchiudere e indirizzare anche la soluzione dei singoli dettagli.
Ho avuto modo di evidenziare come questo nuovo, ulteriore, intervento normativo sulla somministrazione di lavoro si inserisca nello stesso solco dei tanti vissuti negli ultimi anni, che hanno finito per toccare la disciplina dei servizi privati (non solo della somministrazione) “incastrandola” qua e là; con una riga, un inciso, un piccolo riferimento.
Senza il senso di una visione complessiva da parte del legislatore, senza un intento organico e deciso. Ripeto, non solo rispetto alla somministrazione di lavoro ma più ampiamente verso il ruolo delle Agenzie ed il contributo che esse possono svolgere per agire in un mercato del lavoro tanto asfittico e ingessato.
Mi si potrebbe ribattere che la pretesa è troppo alta, se è vero come è vero che in un ordinamento che lo prevede pacificamente da più di 10 anni, anche in occasione dei recenti confronti sulla Garanzia Giovani si è tornati a discutere del ruolo dei privati (non nel “come” ma anche nel “se”).
Tant’è, anche per quest’ultimo esempio credo che il punto non vada abbandonato ma anzi rafforzato in vista della delega che il Parlamento sta per conferire al Governo sui temi del lavoro; così come ha fatto Assolavoro nella recente audizione alla Commissione lavoro della Camera.
Credo che se questa pretesa è corretta ed attuale, sia altrettanto interesse di tutti, non solo dei privati, avere finalmente un impianto normativo che con direzione e visione chiare e stabili disegni tutti gli strumenti, le circostanze ed i modi in cui i privati sono chiamati a contribuire alla fluidificazione ed alla efficienza del mercato del lavoro. E che lo sia innanzitutto per i possibili fruitori.
Non solo è scorretto e fonte di errori tecnici e incertezze incastrare norme dirette alla somministrazione nell’impianto del contratto a termine. Altrettanto è fuorviante vedersi costretti ogni volta a sottolineare con l’evidenziatore la riga che in mezzo alle mille altre di un provvedimento ha trattato il ruolo delle Agenzie.
L’ho chiamata una “casa normativa propria” per le diverse funzioni che i privati possono svolgere, per il loro ruolo.
La diffidenza nasce e si alimenta anche da queste mancanze.
L’occasione c’è; che sia la volta buona.

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