Matteo Renzi da mesi annuncia al Paese che è in arrivo una grande riforma del lavoro.

L’ha fatto anche oggi, per commentare i dati sulla disoccupazione.

Questi annunci sono molto impegnativi, ma fanno a pugni con le prime scelte del Premier.

Già la nomina del Ministro ha fatto sorgere più di qualche perplessità: un neofita assoluto, peraltro portatore di alcuni interessi tanto legittimi quanto “pesanti”.

Oggi sono arrivate le nome dei sottosegretari, e le perplessità sono cresciute a dismisura.

Al lavoro – ma più in generale nell’intera squadra – ci sono nomi di secondo o terzo piano, con poca o nessuna esperienza, divisi secondo le regole più rigide del manuale Cencelli.

Mancano completamente persone capaci, per storia, statura e competenza, di gestire un percorso di riforme, ci sono persone prive di un CV degno del ruolo e delle sfide che dovranno affrontare.

Da mesi si dice che bisognava “CAMBIARE VERSO”, ma finora rispetto al Governo precedente non è cambiato nulla.

Speriamo, tuttavia, di sbagliarci.

E speriamo di trovarci, tra qualche mese, a celebrare un doppio miracolo, quello di aver finalmente approvato qualche riforma, e quello di esserci riuscito con una squadra che oggi appare del tutto inadeguata.

 

 

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