Poletti chi?

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Non vogliamo mancare di rispetto al nuovo Ministro del Lavoro, ma la battuta renziana ci sta bene per descrivere la sorpresa che ha generato la sua nomina.

La carriera di questo manager delle cooperative si è svolta su un binario molto consolidato e riconoscibile: il partito ex comunista e la difesa (legittima) degli interessi delle grandi cooperative legate a quel partito.

Come può questa carriera costituire una base di partenza sufficiente per gestire l’ambizioso progetto di riforma del mercato del lavoro che Renzi ha annunciato di voler portare avanti?

Dare risposta a questa domanda è una delle tante scommesse che il nuovo Premier dovrà vincere.

Non gli mancano il coraggio e la brillantezza per farlo.

Certo, sarebbe stato più logico evitare di complicarsi la vita con una scelta che parte subito in salita ed ha lasciato tutti gli operatori del mercato del lavoro a bocca aperta; ci si aspettava una figura nuova, lontana da gruppi di interesse e capace di rappresentare le istanze inespresse delle aziende e dei lavoratori.

Questa esigenza era rafforzata dalla necessità di invertire la rotta rispetto alle scelte “creative” degli ultimi governi, dove il ministero del lavoro era sempre finito in mano a presunti tecnici che tali non erano (un’esperta di previdenza e uno di statistica).

Anche stavolta esce la sorpresa sulla ruota di via Veneto, e dovremo quindi fare i conti con l’ennesima scommessa.

Speriamo che vada a finire in maniera diversa dal passato e che questo dubbi si trasformino presto in applausi: si tratta di uno degli ultimi treni che passa, non possiamo permetterci di sprecare altro tempo.

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