Riforma Fornero: le novità sulle pensioni nel 2012

Posted by

Casse professionisti 

Alcune categorie professionali gestiscono la previdenza tramite enti  privati del tutto autonomi rispetto alla previdenza generale. La riforma Fornero impone a questi soggetti di adottare entro il 30 giugno 2012 e misure necessarie assicurare l’equilibrio tra entrate contributive e spesa per prestazioni pensionistiche per un arco temporale di 50 anni. Per i soggetti inadempimenti, è prevista l’applicazione automatica del sistema di calcolo contributivo pro rata e l’applicazione di un contributo di solidarietà, per gli anni 2012 e 2013, dell’1 per cento.

Aumento contributi autonomi

La riforma Fornero incrementa, a decorrere dal 1 gennaio 2012, le aliquote dei contributi previdenziali che dovranno versare i lavoratori autonomi (artigiani, commercianti e coltivatori diretti), fino al raggiungimento del 24%. I contributi a carico di tali soggetti cresceranno secondo un meccanismo graduale che si conclude nel 2018. Dal 1° gennaio 2012, è previsto, anche l’aumento di un punto percentuale delle aliquote contributive della Gestione separata dei collaboratori coordinati e continuativi.

Nuovi requisiti per le pensioni di vecchiaia

A partire dal 1 gennaio 2012, l’età di pensionamento è fissata per tutti i lavoratori dipendenti e autonomi e per le dipendenti del settore pubblico all’età di 66 anni. Per le donne del settore privato, dipendenti e autonome, il requisito sale gradualmente, passando a 62 anni nel 2012 (63 anni e 6 mesi per le autonome), a 63 anni e 6 mesi dal 2014 (64 anni e 6 mesi per le autonome), a 65 anni dal 2016 (65 anni e 6 mesi per le lavoratrici autonome) e, infine, si stabilizza a 66 anni a partire dal 2018 (66 anni per le lavoratrici autonome). Questi requisiti anagrafici saliranno nel tempo, ogni volta che salirà la speranza di vita degli italiani, secondo il sistema di rilevazione biennale che entrerà in vigore nel 2013. La legge non si limita a richiedere il raggiungimento di un’età anagrafica per la maturazione della pensione di vecchiaia. La maturazione del diritto è subordinata anche al possesso di un’anzianità contributiva minima di 20 anni e, per i lavoratori che hanno iniziato a versare dopo il 1° gennaio 1996; inoltre, è richiesto che l’importo dell’assegno sia almeno pari a 1,5 volte l’importo dell’assegno sociale, con delle eccezioni per chi raggiunge i 70 anni di età. La legge prevede, infine, una clausola di salvaguardia, secondo la quale per tutti, uomini e donne, del settore pubblico e del privato, l’età della pensione di vecchiaia non potrà comunque essere inferiore a 67 anni dal 2021, anche qualora questo traguardo non fosse raggiunto tramite gli adeguamenti alla speranza di vita.

La fine delle pensioni di anzianità

La riforma Fornero ha determinato l’abolizione della pensione di anzianità. Questo tipo di pensione, considerata come una causa di squilibrio del sistema, si poteva ottenere prima di aver compiuto l’età necessaria per la pensione di vecchiaia, se − sommando età anagrafica ed età pensionabile − si raggiungeva un coefficiente minimo (c.d. quota), oppure se si raggiungevano almeno 40 anni di contributi. Il valore della quota era destinato a crescere progressivamente negli anni, fino a stabilizzarsi nel 2013 a quota 97.

Debutta la pensione anticipata

Al posto della pensione di anzianità, la riforma Fornero ha introdotto un trattamento di portata molto più limitata, la pensione di anticipata. Possono accedere a questo trattamento, a prescindere dal raggiungimento di una certa età anagrafica, le persone che possiedono un’anzianità contributiva di 42 anni e un mese (per gli uomini) oppure di 41 anni e un mese (per le donne); questi parametri valgono solo per il 2012, e crescono di un mese nel 2013 e di un altro nel 2014 (oltre agli incrementi possibili per l’aumento delle speranze di vita). Per chi matura l’anzianità contributiva necessaria e decide di accedere alla pensione anticipata prima dei 62 anni, si applica una riduzione di importo variabile (dall’1 al 2%) per ogni anno di anticipo.

 

Cambiano le regole per i lavori usuranti

Si considerano lavoratori usuranti coloro i quali hanno svolto (per almeno 7 degli ultimi 10 anni e, a partire dal 2018, per almeno metà della vita lavorativa) alcune specifiche attività lavorative. Per tali soggetti, è prevista la possibilità di andare in pensione applicando le quote previste dall’abrogata legge n. 244/2007 per le pensioni di anzianità: pertanto, la somma di età anagrafica e anzianità contributiva deve dare il risultato di 96, con almeno 60 anni di età e 36 di contributi.

Contributivo pro rata per tutti

Dal 1 gennaio tutti i lavoratori si vedranno calcolata la pensione con il sistema contributivo, la regola che impone di calcolare il trattamento sulla base dei contributi versati. Chi aveva 18 di anzianità contributiva al momento di approvazione della riforma Dini (legge n.335/1995) era rimasto soggetto al più favorevole sistema retributivo. Anche per questi, si passa alla regola contributiva, ma solo per i periodi di lavoro futuri.

Il regime transitorio per il 2012

La riforma Fornero entrerà in vigore per tutti a partire dal 1 gennaio 2012, con alcune eccezioni: le persone collocate in mobilità all’esito di una procedura di licenziamento collettivo, a condizione che il licenziamento sia avvenuto sulla base accordi sindacali stipulati anteriormente al 4 dicembre 2011, i lavoratori che in tale data erano già titolari di una prestazione straordinaria a carico dei fondi di solidarietà di settore, i soggetti autorizzati alla predetta data alla prosecuzione volontaria oppure ai dipendenti pubblico esonerati dal servizio.

Scompaiono le finestre mobili – decorrenza pensione

Il meccanismo delle finestre mobili era un periodo di attesa tra la data in cui si maturano i requisiti pensionistici dal momento in cui decorre effettivamente la pensione. Questo periodo di attesa era fissato in 12 mesi per i lavoratori dipendenti, e saliva a 18 mesi per i lavoratori autonomi (artigiani, commercianti, coltivatori diretti, coloni mezzadri) e per i lavoratori parasubordinati. La riforma Fornero ha abrogato tale sistema, lasciandolo in vita solo per la pensione anticipata dei lavoratori usuranti.

Rispondi